Fai bei sogni

Era la mattina dell’ultimo dell’anno di quaranta anni fa. Massimo si era svegliato molto presto, con una brutta sensazione. Quando si alzò vide le luci accese in tutta la casa e la vestaglia di sua madre ai piedi del letto: che cosa ci faceva lì? Un urlo, un guaito da bestia ferita, confermò che stava succedendo qualcosa di strano. Si infilò le pantofole ai piedi, uscì di corsa dalla sua stanza e vide suo padre nel corridoio, sorretto per le ascelle da due sconosciuti. L’uomo ebbe appena la forza di ordinare ai vicini di portare via il figlio, poi inciampò sull’albero di natale e cadde a peso morto sul tappeto. Il piccolo Massimo si ritrovò così ospite dei migliori amici di papà e mamma. Aveva appena nove anni ma non esitava a fare domande agli adulti: dove era finita la mamma? Avevano rapinato papà? La versione di Giorgio e Ginetta però era molto vaga: i suoi genitori dovevano fare semplicemente delle commissioni. Dovette aspettare il giorno dopo per scoprire la verità. Quando al mattino suo padre lo venne a prendere non inciampava più. Aveva ripreso il suo aspetto di quercia secolare. Alla mamma invece era davvero successo qualcosa, Massimo doveva andarla a trovare in ospedale. Prima di passare da lei, però, era necessaria una chiacchierata con Baloo. Il suo capo scout. L’uomo al quale avevano affidato l’ingrato compito di dirgli la terribile verità: sua madre era salita in cielo. Era morta. Fu come se un cucchiaio di ghiaccio penetrasse nella sua pancia e gliela svuotasse. La mamma, quella splendida donna con quegli occhi azzurri e quella risata contagiosa, non c’era più. “Fai bei sogni, piccolino” erano state le sue ultime parole. Gliele aveva dette insieme al bacio della buona notte. Le aveva dette senza rendersi conto che nei sogni di Massimo, da quel giorno in poi, ci sarebbe stata solo lei…

Dopo quaranta anni, dopo aver scritto L’ultima riga delle favole il suo primo romanzo (o romanzetto, come lo chiama lui) Massimo Gramellini - vicedirettore del quotidiano “La Stampa” ed ospite fisso della trasmissione televisiva “Che tempo che fa” - si ritrova il trentuno dicembre assieme ad una vecchia amica della mamma. La donna, accanita lettrice di gialli, ha letto il suo romanzetto ed ha deciso di mostrargli una busta: la verità su quella mattina, la verità sulla morte di sua madre. Operai, attori, commercianti, imprenditori: di fronte al dolore siamo tutti uguali. Siamo tutti soli. Ma chi ha il dono di scrivere, di entrare dentro ai meandri del proprio cuore e scandagliarlo con onestà, può provare a guardare in faccia quel dolore e trasformarlo in qualcosa di buono. Qualcosa che riesca addirittura ad alleviare il dolore degli altri e farli sentire meno soli. Per scrivere Fai bei sogni Massimo Gramellini si è tuffato dentro al suo stomaco ed ha recuperato quel cucchiaio di ghiaccio che molto tempo prima lo aveva svuotato. Lo ha riportato in superficie, studiato e mostrato a tutti. Forse, durante la stesura, si è accorto che il suo dolore era cambiato nel tempo. Forse si è reso conto che non era mai stato come se lo ricordava. Forse in alcuni momenti ha addirittura avuto voglia di lasciar perdere, di smettere di scrivere e provare a dimenticare tutto. Ma per fortuna non l’ha fatto, ha messo su carta tutte le sue emozioni. Ha provato a spiegare che si diventa qualcuno con i nonostante, non con i se. Ha raccontato i meccanismi di autodifesa del suo cuore ed i pensieri autolesionistici di un orfano di madre. Ha capito che era l’ora di smettere di scappare, perché chi scappa è un codardo. Certo l’operazione non era facile, ed il dolore di questa storia autobiografica è così intimo che qualcuno potrebbe anche trovare pesante questo libro, nonostante la sua brevità. È vero che Gramellini ogni tanto tenta di alleggerire la lettura utilizzando uno stile brillante ed un po’ di ironia, ma è anche chiaro che lo scopo del romanzo è uno solo: quello di arrivare al cuore. Nei casi in cui non ci riuscirà, i lettori forse storceranno un po’ il naso. Nei casi (sicuramente più numerosi) in cui arriverà a destinazione, ci rimarrà dentro per molto tempo.



 

 

 

 

 

 
 
 
 

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