Fama

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Dopo molti tentennamenti Ebling ha ceduto al mistero del cellulare: peccato che il numero a lui assegnato corrisponda a quello di un noto attore, Ralf Tanner, del quale si diverte a vestire l’identità. Ebling usa questo canale di comunicazione per uscire dal grigiore della sua vita da impiegato: comincia a rispondere alle telefonate e ad immergersi nel nuovo personaggio tanto diverso da lui, un attore dello star system. Si diverte quindi a pensare come lui ed a cambiarne inevitabilmente la vita. Lo stesso Ralf, al contrario, di identità sente di non averne più nemmeno una e continua a fissare il display del suo telefonino muto: stanco del suo personaggio ne diventa l’imitatore. Leo Richter è uno scrittore che prende parte a convegni in tutto il mondo, proprio come Maria Rubinstein, per sempre prigioniera di un paese dell’Asia Centrale. Leo fatica a riconoscere ciò che è reale e ciò che invece è finzione, per questo vive la sua realtà in modo esagitato e compulsivo, fatica ad allinearsi alla routine e cerca di evadere creando personaggi che poi incontra fatalmente nella sua stessa realtà. E poi ancora un tecnico di una compagnia telefonica, uno scrittore brasiliano stretto nella morsa della depressione e l’affascinante eroina di una serie di romanzi…

Quando Daniel Kehlmann pubblica per la prima volta Fama (titolo originale Ruhm. Ein roman in neun geschicten) è il 2009, un’epoca in cui telefonini e nuove tecnologie non erano così invasive e totalizzanti come lo sono oggi. Per questo ad un primo acchito la lettura di questo romanzo riproposto in forma economica dopo 10 anni da Feltrinelli, primo editore italiano, è quasi surreale, perché ci presenta angosce e straniamenti che a distanza di dieci anni abbiamo ben digerito e superato. In realtà la tecnologia, le sue potenzialità ed i suoi rischi, la sua capacità potenziale di ampliare le dimensioni del reale dandocene una versione caleidoscopica, sono solo un mezzo per poter indagare sulla natura umana, sulla sua identità, e sulla sua crisi di identità, attraverso il racconto casuale di storie che si aprono in altre storie. “Storie dentro storie dentro storie. Non si sa mai dove finisce una e comincia l’altra. Nella realtà sono tutte intrecciate. Solo nei libri la separazione è netta”. Con queste parole lo scrittore Leo Richter, uno dei personaggi, spiega la struttura di un romanzo che si articola in 9 capitoli apparentemente divisi, ma in realtà fortemente legati da richiami interni agli altri capitoli: a dimostrazione che tutto ha alla fine una logica olistica, anche se noi della realtà percepiamo sempre soltanto uno dei suoi punti di vista. Del resto il romanzo ha un filo comune molto chiaro, il fatto che tutti i personaggi hanno letto Miguel Auristos Blancos (o comunque ne abbiano un libro nella propria libreria), autore di manuali: Blancos, insieme a Maria Rubistein e a Leo Richter, testimonia che Fama è un libro di e per scrittori, dello scrivere, della possibilità di presentare la realtà come distinta e divisa, quando invece è sempre la stessa. Siamo noi che ne abbiamo percezioni differenti.



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