Fammi male

Dopo tanti tentativi di fuga falliti, questo deve riuscire. Per forza. 23 anni di reclusione sono davvero troppi, soprattutto per un’innocente. Per fortuna un amico, chiave di volta e insieme anello debole del piano, con qualche difficoltà le offre il suo aiuto e Ana si ritrova libera, per la prima volta nella sua vita. In tanti anni, la ragazza non è mai stata fuori dalle pareti accecanti nella clinica in cui è nata. Ha le idee chiarissime, il piano è studiato nei dettagli: riesce ad arrivare in Abruzzo e incontra Arancia, sorta di Lara Croft dell’investigazione privata. A questa tostissima centaura bionda Ana ha commissionato, ancor prima della sua fuga, una serie di ricerche che devono farle scoprire quale storia si porta appresso la sua famiglia. Qualcosa è successo, anni prima, in Abruzzo e da quel momento tutto è cambiato ed è iniziato il calvario di Ana. Un segreto che il padre e la madre conservano gelosamente ma che aleggia come uno spettro sopra le loro vite. Le ricerche non sono prive di sorprese né di pericoli: qualcuno sembra essere sulle tracce delle due ragazze e una scia di morte si allunga sulle loro indagini. Ogni volta che sembrano avvicinarsi alla verità, alla ricostruzione di quel mistero, qualcuno le anticipa. Chi ha interesse a confondere ancora le acque, dopo tanti anni? Chi ha interesse a manovrare, mentire, uccidere perfino? In quale giro sono finite le due ragazze? E quei flashback che affollano la mente di Ana ma che non sono suoi, non riguardano la clinica, cosa significano?

A metà tra thriller e fantascienza, questo romanzo va letto tutto d’un fiato perché non c’è una pagina in cui ci si può prendere la libertà di mollare la lettura. Ana, la giovane reclusa, che definisce sé stessa un esperimento e subito fa capire al lettore che qualcosa di malato succede nella clinica del padre, qualcosa di cui lei stessa è un prodotto. Ana, che già da bambina architetta piani di fuga perché capisce che tutto è sbagliato, che tra sua madre e suo padre c’è qualcosa di strano e che riesce a trasferire a chi legge quel senso di claustrofobia. Ana, che finalmente esce dalle mura bianche e incontra Arancia, co-protagonista decisiva in tutti gli avvenimenti rocamboleschi che affollano la trama senza che mai, però, si perda il filo. Arancia la dura, spiccia, abile con la moto e la pistola, che condivide con Ana avventure al limite. Ovvio che tra le due debba nascere qualcosa, ma non c’è nulla di torbido, anche questo elemento è inserito in maniera naturale nello scorrere della storia. Due personaggi femminili bellissimi, un ritmo tambureggiante, un linguaggio asciutto ma capace di far entrare nella storia. E poi, dentro ma senza clamori, il tema etico, il confine tra bene e male, i paradossi dell’amore che, quando malato, diventano distruzione pura, di cui il finale, come in un film, è la metafora perfetta. Si vede ovunque la mano dell’autrice che si intende anche di cinema perché, a ben pensarci, sembra di leggere un bel film.



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