Fanno dei giri immensi e poi ritornano

Fanno dei giri immensi e poi ritornano

Piero, Lisa, Roberto e Alice vivono a Milano. Sono gli anni Novanta e loro conducono una vita come tante, con i sentimenti che chi più chi meno provano tutti, ognuno a suo modo. C’è chi, per esempio, sta seduto con le mani in mano sopra una panchina fredda ma poi d’un tratto si alza e solo se ne va per la città, nella notte piovosa e gelida, tanto stanco che vorrebbe chiudere gli occhi e sparire, tra le luci che sembrano un presepe, confondersi e mescolarsi con i fiocchi di neve che a rivoli scendono sporcandosi nei tombini e quindi dopo un po’ finalmente scivolare, buttarsi giù, tuffarsi, come da piccolo, e ritornare un altro, nuovo, diverso, più forte, nel mare. E mentre ha ancora il mare in testa si dirige verso il Castello sforzesco, fa due chiacchiere con qualcuno, prova una fitta d’ansia al sentir nominare una certa zona in cui abita un pusher che viene sempre davanti all’università e davanti alle scuole: si accorge di avere qualche soldo in tasca perciò cerca un taxi, e quando arriva scende, dopo aver preso il resto in un soffio, e si sente fermo, anche se in realtà sta correndo sotto la pioggia…

La musica fa parte della vita di tutti, e le cosiddette canzonette ancora più di opere di spessore più pregiato, di brani che non appartengono a quella che con una certa superficiale sicumera viene definita “musica leggera”, per la quale non serve un’orchestra, ma che al tempo stesso non vuol dire che valga poco, soprattutto nella costruzione di un immaginario collettivo, anzi: perché sono orecchiabili, ti entrano in testa, sembra che parlino proprio a te nel momento in cui le senti, che dicano semplicemente ciò che vuoi dire o che vorresti sentirti dire. L’espressione è abusata, imprecisa ma realistica: sono la colonna sonora della nostra vita. E Calvisi, in questo volume che si legge con piacere e che dà l’impressione di un’aggraziata ventata di aria fresca, ci conduce nelle esistenze normali e dunque straordinarie del poker di protagonisti le cui voci si alternano in questa sinfonia di motivi, alle prese con una quotidianità riconoscibile, empatica, autentica, credibile, con i loro flussi di coscienza zeppi di citazioni, da Baglioni in giù, che si seguono però agevolmente e che restituiscono l’immagine della faticosa ricerca che ognuno compie di un senso e di un proprio posto nel mondo, di qualcosa che non sia perennemente incerto, precario, malsicuro.



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