Fantarock

La fantascienza è sempre stata associata a orde di smanettoni e nerd, geek che cercano nelle saghe piene di navicelle volanti mondi altri da quello più o meno noioso in cui si vive. Ovviamente il genere non è solo questo, è anche critica e analisi del sociale, grande abilità di scrittura e di invenzione di futuri (o passati), che nei suoi più alti esiti hanno portato a modificare anche il nostro presente, almeno dal punto di vista dell’immaginario utopistico. Pensiamo alle visioni estatiche di Philip Dick, base per il dark gotico di Blade Runner o a quelle della cosiddetta trilogia dello Sprawl (Neuromante , Giù nel ciberspazio , Monna Lisa Cyberpunk ) di Gibson che hanno dato il la ai fratelli Wachowski per Matrix . La fantascienza vede e prevede, anticipando il futuro, sia nelle ipotesi positive, che in quelle catastrofistiche. Tutto ciò ha delle connessioni con la musica? L’immaginario SF ha una sua controparte nel rock, nel jazz? La risposta è sicuramente affermativa. Sono molte infatti le band e i musicisti che si sono ispirati alle storie di altri mondi. Dagli anni ‘50 con le invasioni dei vari ultracorpi e Doctor Who, ai Sessanta di Lem e Solaris , si sono stabilite forti connessioni con la musica di mostri sacri come i Byrds (Mr Spaceman su Fifth Dimension del 1966 ad esempio) o Grateful Dead, Hendrix e altri. Passando poi ai Settanta è impossibile tralasciare Bowie e il suo Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, come pure il capolavoro dei Pink Floyd The Dark Side of the Moon o lo space jazz di sun Ra e dell’ultimo meditativo e visionario Coltrane…

Sono questi pochissimi esempi tratti dalla singolare storia del rock che propongono Gazzola e Assante: un saggio interessante perché propone per decade una lista di romanzi e fumetti di riferimento per le produzioni musicali più importanti, collegate inevitabilmente alla fantascienza. Oltre ai nomi già citati si va ad esplorare in modo nuovo la proposta dei classici (ci entrano Beatles, Rolling Stones e altri imprescindibili, anche se alle volte le connessioni con la SF sembrano forzate), delineando una singolare storia della musica visionaria ‒ sia essa rock, jazz o altro ‒ che fa emergere la passione degli autori per il genere narrativo. La narrazione è ben condotta, i binari critici sono ben piantati e fa piacere vedere come sempre di più la fantascienza sia considerata letteratura non “di genere”. La tempistica delle proposte musicali è molto aggiornata e si arriva fino alle recentissime serie TV ( Stranger Things ) o ai videogiochi più importanti degli ultimi anni (Doom e Resident Evil ). Un saggio che ribalta la prospettiva critica sul rock e per questo ci fa ascoltare i classici con un nuovo interesse.



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