Far Web

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Negli ultimi dieci anni, l’uso dei social network ha cambiato il nostro modo di comunicare e interagire col prossimo, lanciandoci in quella galassia sconosciuta, eccitante e pericolosa che è il web. Abbiamo navigato a vista, sull’onda dell’entusiasmo, privi di qualsivoglia patente “web-nautica” che potesse insegnarci le regole base della circolazione via internet. Siamo passati da timidi post su Facebook, all’esibizione invereconda delle nostre più intime faccende e foto in bacheca, con una scarnificazione progressiva del comune senso del pudore “anteweb”, fino a perdere il controllo delle parole e delle emozioni sottese; dopati dai like, che massaggiano l’ego accoppando spesso il buonsenso. Da qui all’uso deviato dei social, rispetto alla loro ragione d’essere, il passo è stato breve. Fenomeni come hating, cyberbullismo, troll, reveng porn, shitstorm, fake news si sono imposti all’attenzione dei media, dei sociologi, e dei comuni fruitori dei social, che hanno tentato di capirne l’origine, interrogandosi sull’opportunità di regolamentare modalità e aspetti lacunosi in misura più stringente rispetto all’attuale. Pensiamo alle battaglie condotte dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, che si è rivolta a Mark Zuckerberg con una lettera aperta, denunciando appunto una mancanza adeguata di controllo in Italia da parte di facebook per contenere il dilagare dell’odio e delle fake news, che, diventando virali, generano illeciti profitti attraverso il meccanismo perverso dei “clic”. Anche Selvaggia Lucarelli ha ingaggiato una guerra contro gli haters e i cyber bulli, cosiddetti “leoni da tastiera” ‒ che io definirei per rispetto ai leoni veri “hooligans da tastiera” ‒ posto il metodo sboccato e insultante con cui attuano veri e propri pestaggi verbali, pronti a rientrare in modalità “personcina civile” nel momento in cui sono chiamati ad un confronto reale, seppure telefonico, come fa la Lucarelli, e alle relative responsabilità civili e penali…

Sull’uso improprio del web si è interrogato Matteo Grandi, autore di Far Web. Giornalista, blogger, autore radio e tv, analizza in questo testo con scrupolo, finezza di argomentazioni e dovizia di dati, l’uso criminale dei social media. Ed ecco tracciato quell’apparente far west in cui gli utenti hanno la percezione di poter compiere qualsiasi azione rimanendo esenti da conseguenze; come se le norme di ordine civile e penale non esistessero all’interno di quello spazio virtuale in cui si può utilizzare una personalità altra rispetto a quella mostrata nel contesto reale, che legittimi lo sfogo delle più bieche pulsioni a danno altrui, ricavandone l’impunità. Con l’aggravante che il web è un formidabile strumento aggregativo e può convogliare le frustrazioni di individui disturbati verso un obiettivo comune, spesso inconsapevole e fragile. Pensiamo ai cosiddetti stupri virtuali: condivisione di foto femminili in gruppi chiusi a scopo erotico, o al cyberbullismo, in cui più individui si coalizzano contro un bersaglio. Il suicidio delle vittime è spesso la conseguenza estrema di questi fiumi di odio. Grazie al linguaggio fluido, mai supponente, a tratti ironico, Matteo Grandi pungola intellettualmente il lettore oltre ad informarlo, perché prenda coscienza e posizione rispetto alla necessità di un’alfabetizzazione digitale, dibattendo senza pregiudizi sull’opportunità di adottare normative ad hoc che possano tutelare i contrapposti interessi fungendo da deterrente: quello all’anonimato ‒ senz’altro necessario alla libertà di denuncia e di pensiero ‒ ma anche la certezza della pena per chi delinque usando i social, con le conseguenze ferali di cui si è detto. Illuminante il glossario in coda al testo con i neologismi fioriti in materia, tra i quali segnalo il famoso “webete” lanciato dal giornalista Enrico Mentata in un tweet, riferito all’ebete via web. Un testo utilissimo e agevole per capire in che acque navighiamo, con quali rischi e di quali scialuppe di salvataggio potremmo dotarci. Vivamente consigliato al “webete” potenziale che alberga in ciascuno di noi.



 

 

 

 
 
 
 

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