Fare i conti con i classici

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Per affrontare lo studio della cultura classica è opportuno partire dalla celebre e discussa figura di Arthur Evans, dai suoi scavi relativi al palazzo minoico di Cnosso e dal museo Iraklion. Un appassionato archeologo che con troppo entusiasmo ha messo mano ai reperti che ha recuperato, con restauri e ricostruzioni che di antico poco avevano. Animato dalla volontà di contrapporre la propria ricerca a quella di Heinrich Schliemann e gli scavi intrapresi a Micene. Eppure, per quanto controverse, queste figure hanno posto le domande giuste su cui ancora oggi gli studiosi del settore si interrogano. E i dubbi su conclusioni affrettate non riguardano solo gli scavi di fine Ottocento. Vi è una enorme lacuna in merito alle grandi poetesse antiche, ben nota è infatti Saffo, ma non altrettanto donne di cui purtroppo pochi frammenti sono sopravvissuti: Corinna, Mirti, Prassilla, Nosside. Per citarne alcune. Voci femminili che si sono inserite all’interno di una cultura maschile. Nemmeno l’imponente figura dello storico Tucidide è libera da manomissioni. A causa del suo stile oscuro e di difficile lettura buona parte di ciò che leggiamo oggi è frutto di interpretazioni più che di traduzioni e molte delle celebri massime a lui attribuite non le ha mai scritte. A questo tenta di porre rimedio con nuove traduzioni Simon Hornblower. Anche ricostruire la complessa figura di Alessandro Magno non è semplice, a causa delle mistificazioni. Idealizzato dai condottieri romani smaniosi di somigliargli è oggi al centro di ardue riletture storiografiche. Quanto c’è da ammirare nel giovane conquistatore? Quanto da biasimare per la sua sconcertante brutalità?

“Il mondo antico può aiutarci a capire il nostro mondo, e fino a che punto?” Mary Beard, docente di studi classici all’Università di Cambridge, autrice di numerose pubblicazioni in materia di cultura greca e romana e notissimo volto televisivo, porta avanti un’analisi della cultura classica ispirandosi al lavoro teatrale di Terence Rattigan. Da circa una decina d’anni articoli a profusione sulla fine degli studi classici e pubblicazioni più o meno valide hanno gettato il loro grido d’allarme. Per salvarli è stata fatta persino una petizione all’UNESCO nel novembre 2011. Occorre cambiare approccio e capire perché sono a rischio – se lo sono davvero – e perché vanno salvati. Tributi letterari e cinematografici sono il simbolo di un amore che non sembra venire meno verso l’antichità, al di là delle reinterpretazioni e degli errori di studio: “i classici sono parte integrante del nostro modo di pensare noi stessi e la nostra storia, e formano un intreccio molto più complesso di quanto siamo disposti ad ammettere.” Che cosa intendiamo per Classici? La Beard afferma in modo prosaico che gli studi classici sono “dialoghi con i morti”. In questo saggio presenta una carrellata di figure storiche e letterarie famose, ragionando su quanto sia stato scritto su di loro e su come spesso il condizionamento sociale e culturale abbia portato studiosi e critici a conclusioni lontanissime dai fatti. I personaggi scelti sono abbastanza noti, così il testo è accessibile a chiunque, pur non avendo un’infarinatura classica. Che dire, quasi tutti conoscono l’Alessandro Magno di Colin Farrell, la leggenda da sussidiario di Romolo e Remo, chi poi non ha mai sentito parlare della lasciva Cleopatra resa celebre da Liz Taylor? Una lista di opere che spaziano dalla autentica storiografia alla fiction vengono citate e analizzate per indicare che occorre avvicinarsi ai testi con spirito critico, così da separare i fatti concreti dalle ricostruzioni suggestive, ma arbitrarie.



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