Fare pochissimo

Fare pochissimo

È il maggio del 2017 e Marco Pietramellara, che ha rotto con la moglie Nilde, si appresta a vivere la sua consueta routine. Lavora come giornalista per “Emilia Today”, “il vostro quotidiano preferito” e collabora con Emilia Together, “la vostra televisione preferita”. Oltre al lavoro, la parte migliore della sua vita è rappresentata dalla figlia Stàsùdadòss, che spesso aiuta nei compiti di matematica. Al momento gli impegni giornalistici sono tanti, infatti oltre alle numerose rubriche che segue usando pseudonimi maschili e femminili, è impegnato nella redazione di importanti articoli: la beatificazione di Stalin in Russia, la stazione ad alta velocità di Reggio Emilia, la querela per un’intervista fasulla sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. In fondo Marco è un uomo che cerca di vivere al meglio le sue giornate. Non dimentica mai di dire “buongiorno”, osserva con interesse le persone che ha intorno, è appassionato della serie televisiva americana The good wife, per sicurezza trascrive tutte le balle che racconta per lavoro, e non solo, su quattro quaderni dalla copertina nera comprati all’Esselunga, che nasconde sopra il frigorifero di casa. Registra tutte le telefonate e le conversazioni che lo coinvolgono. In redazione si trova a schivare, non proprio con successo, le attenzioni della collega Enrica Spadoni in Coltellini, moglie del commercialista Clemente Coltellini. Insomma una giornata di maggio come tante quella in cui Marco si accinge a fare ciò che fa sempre con abilità, ciò “che il noto sociologo canadese Erving Goffman aveva classificato come: far finta di lavorare”…

Il romanzo si sviluppa in un periodo temporale di quattro giorni, periodo breve in cui si ha la possibilità di familiarizzare con Marco Pietramellara, scoprire il guazzabuglio che è la sua vita e accompagnarlo verso un epilogo noir niente male. Fare pochissimo è un libro che all’inizio lascia spiazzati. Si comincia la lettura e dopo qualche pagina la perplessità prende il sopravvento, si prosegue e la smorfia stupita diventa un sorriso, poi esplode la risata. Originale lo è eccome. Ogni breve capitolo contiene tanta ironia e anche tanta saggezza. Capitoli che sembrano monologhi e assumono un gusto particolare, recitativo, se letti a voce alta. Marco mostra le sue maschere, così come il suo autore Paolo Onori/Paolo Nori. Il primo è al suo esordio narrativo come alter ego, il secondo ha alle spalle una produzione letteraria di tutto rispetto e importanti traduzioni di classici russi, forse da questo la voglia di sdoppiarsi e reinventarsi un po’. C’è qualcosa di pirandelliano in questo libro, nell’ironia, nella struttura, persino nella citazione iniziale dedicata all’Orlando furioso. Gli argomenti sfiorati con apparente leggerezza sono molteplici, oltre all’efficace critica al giornalismo farsesco e che campa su falsificazioni e sulla manipolazione, si trovano riferimenti all’amore, all’amicizia, alla xenofobia, alla fiducia e a tanto di più. Linguaggio scattante, frasi brevi, punteggiatura non convenzionale. Che il romanzo d’esordio di Paolo Onori sia l’anteprima di un nuovo stile?



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