Fast Food Nation

Fast Food Nation

“Se dovesse arrivare la fine del mondo...sepolti dentro il monte Cheyenne , assieme ai prodigi dell’high tech, alle tute da lavoro azzurrine, ai fumetti e alle bibbie, gli archeologi del futuro potrebbero ritrovare altri indizi sulla natura della nostra civiltà: contenitori di Big King, croste rinsecchite di Cheesy Bread, ossi di Barbeque Wing e il bianco, rosso e blu del contenitore per pizza Domino’s”. Dall'inizio del secolo scorso, grazie (o per colpa) di pionieri come Carl N. Karcher ‒ fondatore della catena Carl’s Jr Drive-In Barbecue e poi di KFC Restaurant, colosso della ristorazione mondiale ‒, J.R.Simplot ‒ gigante della patatina fritta ‒, e Ray Kroc ‒ che assieme ai fratelli McDonald ha fondato l’omonima catena ‒ l’industria del fast food si è diffusa a macchia d’olio e da una manciata di chioschi di hot dog e hamburger nella California meridionale ha assunto le proporzioni che oggi tutti conosciamo. Non solo. È riuscita persino a modificare la vita e le abitudini d’acquisto degli americani tanto che negli ultimi dieci anni si è speso più in fast food che per il cinema, i libri e la musica messi insieme...

Pubblicato per la prima volta nel lontano 2001, Fast Food Nation provocò molto scalpore ed anche non pochi malumori perché osò parlare in maniera non molto lusinghiera di colossi della ristorazione fast food, primi fra tutti la catena McDonald’s che è anche (o almeno fino a quindici anni fa lo era) il maggior acquirente di carne di maiale, di manzo e di patate negli USA. Ripercorrendo la storia del fast food, dagli inizi del secolo scorso passando per gli anni Cinquanta in cui “il piatto a base di hamburger e patatine fritte diventò la quintessenza del pasto americano”, all’era eisenhoweriana in cui veniva glorificata la chimica e “la stregoneria tecnologica promossa in televisione e a Disneyland da Walt Disney raggiunse finalmente la sua forma completa nelle cucine dei ristoranti fast food” (tanto che la cultura aziendale di McDonald’s appare qui descritta inestricabilmente legata a quella dell’impero disneyano), Eric Schlosser analizza i motivi e le conseguenze della diffusione dell’industria del fast food. Conseguenze che non hanno avuto impatto solo sulle abitudini alimentari ma anche sulla cultura di un’intera generazione, che consuma velocemente il pasto senza riflettere su cosa c’è veramente dietro a quelle due fette di pane dell’hamburger. Senza sapere che dietro al costo irrisorio di quel panino ci sono altri pezzi da pagare: lo sfruttamento e l’uccisione di animali allevati in condizioni crudeli; la mancanza di sicurezza alimentare (dalla presenza di Escherichia Coli 0157:H7 nel manzo macinato all’utilizzo di aromi e profumi artificiali per rendere più appetibili carne e le patatine); lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto gli addetti ai macelli, nei quali i datori di lavoro esercitano un potere praticamente incontrollato sui propri dipendenti; e non ultimo un modello di sviluppo malato che sacrifica tutto al mero profitto e che continua ad indirizzare ai bambini “pubblicità di cibi malsani” con immagini accattivanti e pacchetti ad hoc; un’industria che nutre i giovani ed al tempo stesso se ne nutre. Un libro da leggere, per capire che il fast food non è solo un modo di mangiare, ma anche qualcosa che mina la salute dei nostri bambini, che impoverisce il suolo e che sfrutta animali e lavoratori. E questo non ha nulla a che vedere con il mangiare o il non mangiare carne; ha a che vedere con la nostra salute e con l'etica. E con il nostro diritto di scelta che vale più di qualsiasi voto in una cabina elettorale: smettere di consumare cibo fast food.



 

 

 
 
 
 

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