Fatherland

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Metà aprile del 1964. Manca circa una settimana al Führertag, il 75esimo compleanno del Reichkanzler Adolf Hitler, e Berlino ferve di attività. Xavier March, investigatore della Squadra Omicidi della Kriminalpolizei, è stato chiamato al telefono verso le 6 e 15 nonostante fosse il suo giorno di riposo: comunque non dormiva, era sdraiato sul letto ad ascoltare la pioggia, a rivivere il suo passato come ufficiale a bordo degli U-boot e a pensare alla sua famiglia andata a rotoli, e quindi ha acconsentito a recarsi al lavoro al posto del collega di scrivania. Lui una famiglia ancora ce l’ha, quindi meglio farlo dormire qualche minuto in più. Sulle rive del lago Havel, zona di ville di lusso, è stato rinvenuto da un cadetto dell’Accademia Sepp Dietrich per SS che faceva footing un cadavere: un vecchio grasso e glabro senza un piede, forse un mutilato di guerra. March subodora subito che qualcosa non va: la testimonianza del giovane SS è palesemente piena di bugie e omissioni, ma perché? E chi è il morto del lago? Il tenace poliziotto tedesco comincia a indagare sulle persone scomparse, ma nessuna risponde all’identikit del cadavere...

È il 1992 quando il giornalista britannico Robert Harris, già cronista politico dell’Observer, del Sunday Times e del Daily Telegraph e autore di diversi libri-inchiesta, decide di pubblicare il suo primo romanzo. Si tratta di un mix scritto con mestiere e lucidità tra un hard-boiled abbastanza classico (il protagonista solitario con il cuore a pezzi che bracca ma è anche braccato, la ragazza bella e anticonformista) e una spy-story (militari, servizi segreti, doppio gioco, personaggi che vivono sotto copertura). Ma – e qui viene il bello – è ambientato in una Europa anni ’60 nella quale la Guerra Fredda è tra Usa e III Reich, perché Hitler durante una trionfale Seconda Guerra Mondiale ha costretto alla resa la Gran Bretagna di Churchill (ora in esilio in Canada) e ha conquistato larga parte dell’URSS, spingendo Stalin all’angolo, sui monti Urali, da dove i sovietici conducono una sanguinosa guerriglia da quasi un ventennio, finanziati sottobanco dagli americani (!!). L’ucronia di Harris si svolge quindi in una Germania oppressa da un ottuso stato di polizia, con sullo sfondo una Berlino grigia e piovosa che ha visto realizzarsi i folli megaprogetti architettonici di Hitler e Speer. Il presidente Usa è lo spregiudicato Joseph P. Kennedy (il padre di John Fitzgerald e Robert), che sta cercando di avviare un processo di disgelo con l’anziano Führer senza stare troppo a sottilizzare sulla “deportazione verso est” degli ebrei europei, completata dal regime nazista in silenzio negli anni ’50. Ma le diplomazie internazionali non hanno fatto i conti con un umile, testardo poliziotto berlinese, che solo contro tutti riscatta se stesso e il suo popolo cambiando la storia.



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