Fatto di sangue

Fatto di sangue
Barcellona. In un vicolo sterrato c’è un bambino che gioca a far ballare una trottola. Ha gli occhi a mandorla, indossa pantaloni di tela grezza e un maglione sfilacciato. Ha sei, forse sette anni. La trottola gira, il bambino alza lo sguardo e vede qualcuno. Fermiamoci qui e cambiamo scena. C'è un prete marista curvo davanti a un tavolo nella stanzetta di un convento. Ha i vestiti che odorano di incenso ed è impegnato a leggere il passo della resurrezione di Lazzaro del vangelo di Giovanni. Siamo agli inizi della Guerra civile spagnola, per strada è pieno di “ammazzapreti” e quel sacerdote è preoccupato. È talmente concentrato su quelle pagine e sui propri pensieri, che non si accorge che qualcuno alle sue spalle lo sta guardando. Cambiamo ancora: c'è un poliziotto. Un commissario, per l'esattezza. Si chiama Muñoz. Non è nato per fare l'eroe; è uno di quelli che non vorrebbero mai ritrovarsi nelle situazioni in cui si ritrovano. Eppure non si tira mai indietro, perché lui, Muñoz, è anche uno di quelli bravi. Sta dormendo, ma a un certo punto sogna qualcosa: un cane nero che ha il volto di sua madre...
Ci sono libri che impongono di essere raccontati come farebbe Carlo Lucarelli in una puntata di “Blu Notte”. Fatto di sangue è uno di questi. E non solo perché viene narrata una storia di omicidi, misteri e indagini, ma perché il romanzo contiene in sé almeno cinque storie che potrebbero tranquillamente essere raccontate singolarmente, e che invece si intrecciano. Poteva essere intitolato Fatti di sangue, visto che il sangue non è soltanto fluido ma anche metafora. C’è sì il vampiro vero, ma vampiri sono anche i preti, gli anarchici, il vescovo e qualche poliziotto. Il romanzo gode di fulminea originalità, sbattuta lì in modo imprevisto, come un’ulcera che si apre spontaneamente. Ben tradotto, mantiene una coerenza e una certa freschezza, nonostante la cupezza di una Barcellona sotto assedio. Alazamora, scrittore maiorchino classe ’72, alla sua seconda pubblicazione in Italia dopo Miracolo a Maiorca (sempre per Marcos Y Marcos), è abile nell'amalgamare stili e protagonisti tipologicamente lontani in un’unica ricetta armoniosa e sensata. Il lettore si divertirà a tessere la tela della narrazione e a intrecciare così elementi mistici, polizieschi, storici, esoterici a un più immediato realismo crudo, ma vero. “La vita è un fenomeno enigmatico e di frequente schifoso”.

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