Favola di New York

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New York, febbraio 1968. Questa è la storia d’amore tra Lillian e Brian, due ragazzi provenienti da realtà fra loro lontane - Lillian originaria dell’Uganda, Brian di un distretto a nord di New York - che magicamente si incontrano in una squallida agenzia per modelle del Queens, la Glamour Time. Lillian ci lavora come segretaria mentre Brian tiene d’occhio, in qualità di agente di custodia, il poco raccomandabile fondatore dell’agenzia. Per Brian è un colpo di fulmine e di certo non fa alcunché per nascondere il suo interesse per la ragazza, passando più e più volte per l’ufficio. Lillian all’inizio non ci fa caso, ma dopo poco si accorge che in lei qualcosa è cambiato e quel ragazzo un po’ le manca, quando non si presenta; d’altra parte è appena arrivata a New York e ha voglia di leggerezza, dopo il passato turbolento vissuto in Uganda. Purtroppo ben presto le cose precipitano: Brian ci ha visto giusto, l’agenzia è solo una misera truffa ai danni di giovani e sprovvedute ragazze con ambizioni nel mondo dello star system, il capo comincia a non tollerare le visite sempre più frequenti di Brian e comprendendo il suo interesse per Lillian non trova miglior soluzione che licenziarla...Brian e Lillian venticinquenni, si rivedranno solo otto anni dopo, a trentatré anni, nel 1976, e avranno così il loro primo appuntamento. Brian non ha mai smesso di pensare a lei, e anche Lillian ha voglia di stabilità e ritrova in Brian un ragazzo serio, onesto, affidabile. Brian, infatti, appena la rivede le confessa che vorrebbe un figlio con lei... e così arriva Apollo. Questa è anche la storia d’amore tra Apollo e Emma...

Allora: nonostante la copertina, il titolo, le prime pagine, se cercate in questo romanzo una storia d’amore, magari tormentata, ma classica - una favola, appunto -, lasciate stare. Se non vi fate spaventare da romanzi inquietanti, di quelli che da un momento all’altro cambiano registro - totalmente, e più volte -, di quelli in cui non tutto è chiaro ma che trasmettono una certa sensazione di disagio, allora Favola di New York fa per voi. Perché questa è una fiaba che inizia con l’incontro fra due persone comuni, scritta concretamente e magnificamente, con assoluta veridicità e poi piano piano si comincia a percepire qualcosa, un brivido sottopelle, un guizzo sulla schiena... qualcosa non va, qualcosa sta cambiando... qualcosa o qualcuno? E, in un lampo, l’orrore: che aumenta, inghiotte, spaventa, ci fa andare avanti di pagina in pagina col fiato sospeso, in cerca di una boccata d’aria. E via, di corsa, girando per una New York materna e maligna, alle prese con realtà più grandi di noi ma che noi abbiamo evocato, noi abbiamo attirato con le nostre azioni quotidiane, sempre più superficiali e orientate agli altri piuttosto che alle persone che amiamo. Eh sì, perché questa fiaba ha la sua morale: la tecnologia e i social sono porte aperte per i vampiri che ci risucchiano energia e ci lasciano svuotati, ci rubano la vita; le menzogne sono gabbie che ci chiudono e rischiano di soffocarci... Se vi chiedete se questa fiaba termini con il consueto “e vissero felici e contenti”, beh, non vi resta che correre a comprarvi il libro.

 

 


 

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