Favola splatter

Favola splatter

Milano, 2032. Nelle fogne della capitale della moda scorre una quantità immensa di droga. Il criminale rumeno Gheorghe Pop lo sa, e sta per iniziarci un business: dopo averla recuperata tutta ed averla messa in un silos, è quasi giunto il momento di spacciarla. Peccato però che un bel giorno di giugno ci sia vento, che di fianco al silos ci sia una gru pericolante e che questa cada proprio sopra il silos versandone il contenuto, poi diffuso in tutto il capoluogo dal vento. Non lontano da dove è accaduto il misfatto si trova viale Umbria, quindi gli studi televisivi di Medialeague. Nello studio Due va in onda Shaker, un programma che unisce le disgrazie della vita alla cucina. Spettatrice ne è Lola, scappata da Lecco all’insaputa dei genitori per trascorrere qualche ora a guardare le vetrine. Ma ora, appunto, si trova bloccata nello studio Due, dove un trans, Marcello, e la signora Malvina, sospettata di aver ucciso il figlio, si contendono il primato ai fornelli. In seguito ad un innocuo scambio di battute, Marcello, maldestramente, trafigge con un coltello la giugulare di Malvina, che stramazza a terra. A quel punto interviene la security, più precisamente Giac che, per ristabilire la calma, scarica una raffica di proiettili sul corpo del tecnico di studio mentre soccorre la signora Malvina. Lola, resasi conto della situazione, capisce che è il momento di tagliare la corda...

Come sarà Milano tra quindici anni? Sarà peggiore o migliore? Bene, alla prima domanda – cui tranquillamente possiamo sottintendere la seconda – gli autori hanno provato a dare una risposta. Scrittore di testi per comici (Ale e Franz, Enrico Bertolino, Luca e Paolo, Luciana Littizzetto), scrittore di sketch per programmi tv (Mai dire Gol, Le Iene), interprete di sketch insieme a Luciana Littizzetto per il programma di radio Deejay La bomba, già autore di romanzi (Le zanzare sono tutte puttane, Scemo come tuo padre, per citarne due), Beppe Tosco è stato coadiuvato da suo figlio Francesco nella stesura di questo romanzo: mentre il primo si è occupato di mettere nero su bianco le idee, il secondo lo ha aiutato a superare l’impasse nei punti focali. Dunque Favola splatter si propone di rispondere alla domanda di cui sopra; ma in che modo? “All’italiana”, verrebbe da aggiungere. Milano non è rappresentata secondo i canoni apocalittici americani – quelli di Io sono leggenda, per esempio, o un qualsiasi romanzo di avventura di Clive Cussler, in cui il mondo è destinato alla rovina a meno che non intervenga Pitt o chi per lui a risollevare la situazione. No, tutto questo in Favola splatter non è presente e per una volta è un bene che non si segua il solito percorso. Che una sana e pungente ironia la faccia da padrone in questo romanzo. Che si riesca ad essere vulnerabili ed allo stesso tempo distaccati. Milano – e l’Italia lato sensu – è come la vecchia signora pirandelliana, quella di cui si ride quando la si vede la prima volta, perché si abbiglia da giovane e non si sa perché. Di Milano nel 2032 si ride, perché in nessun modo potrà essere così malvagia. Dopo la risata subentra la riflessione: perché quella vecchia si abbiglia così? Perché il capoluogo lombardo viene descritto così? Tutti conoscono il modo in cui Pirandello tramuta l’avvertimento del contrario al sentimento del contrario. Allora basti dire a Milano che gli omicidi, gli stupri, le rapine, la droga, i fondamentalismi, la follia, la massificazione, l’assenza di pensiero, la solitudine, l’alienazione già ci sono. E la voglia di ridere passa all’istante.



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