Fedeltà

Head & Shoulders. Ci sono voluti tre tentativi di acquisti al supermercato per capire che lo shampoo di cui odoravano i suoi capelli è quello. “Quando lo aveva scoperto era rimasto sotto la doccia, immobile”. A gocciolare schiuma nudo nella doccia è il professor Pentecoste e i capelli che profumano di Head & Shoulders sono quelli di Sofia Casadei. Sofia, la studentessa del “malinteso”. Il malinteso è la bocca di Carlo Pentecoste su quella di Sofia, in un bagno dell’Università. Ma la versione di Pentecoste, quella fornita al Rettore, a Margherita, sua moglie, e confermata dalla stessa Sofia, racconta un’altra storia: Sofia a terra, svenuta, il professor Pentecoste che prova a sorreggerla, rianimarla, e in quel momento la porta del bagno che si apre… il malinteso. Cosa è successo davvero in quel bagno? Rimpiangere di non essere riusciti a fare nulla equivale ad averlo fatto? Restare fedeli a una ossessione significa tradire? A quanti tipi di fedeltà si può rimanere fedeli? Siamo disposti a rinunciare alla fedeltà verso noi stessi e i nostri desideri per rimanere fedeli all’altro?

Dopo il successo di Atti osceni in luogo privato, Missiroli cambia scuderia (da Feltrinelli a Einaudi) e sceglie una copertina più consona alla fascia gialla del Premio Strega, per il quale ovviamente è stato selezionato. Fedeltà è un film a due tempi, un “prima” e un “dopo”. In mezzo, nove anni. Non ci è dato sapere cosa sia successo, ma possiamo intuirlo dalla posizione in cui ritroviamo i personaggi: qualcuno si è evoluto, qualche altro è rimasto sospeso, altri ancora hanno conosciuto la caduta e tentano la risalita. A raccontarceli in terza persona un narratore che ci sfida con continui cambi di prospettiva. Lo “stacco” in alcune pagine è perfettamente fluido e quando è così, la sensazione è simile a una vertigine. Il punto preciso in cui Missiroli decide di cambiare inquadratura lo si percepisce nella pagina in modo del tutto “inconscio”: da lettore senti che qualcosa è cambiato ma ti diventa chiaro con lo scarto di qualche riga. È un effetto insolito e probabilmente una delle cose davvero memorabili di un romanzo in cui i personaggi più interessanti l’autore decide di relegarli sul fondo, come se sotto il romanzo principale ne scorresse uno sotterraneo, in cui lavorano le vere e proprie forze motrici di ciò che accade in superficie. Anna, la mamma di Margherita, con la scatola delle misteriose cartoline ricevute dal marito nascoste in cantina, e Andrea con i suoi ring clandestini: prima i cani, poi il suo costato. L’ambientazione è quella borghese a cui le pagine di Alessandro Piperno ci hanno assuefatto. La differenza in Missiroli ‒ o perlomeno il tentativo ‒ è la scelta di concedere spazio anche al proletariato: il figlio di un edicolante, la figlia di un ferramenta e una madre umile ma intelligente e sensibile, capace di ascoltare e di andarsene tanto all’improvviso da lasciare nel lettore stesso un senso di inquietudine e dolore sotto il “cielo di alluminio” di Milano.



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