Federico Fellini

Federico Fellini
Il giovane Federico Fellini è affascinato dalla carta stampata, da quel mondo di giornalisti rampanti e con la sigaretta in bocca come quelli che si vedono nei film americani. Quando inizia a lavorare al “Marc’Aurelio”, il suo sogno si avvera. Quella sarà anche l’occasione per farsi notare per le sue gag satiriche e la sua grande capacità di lavorare con le parole (subito dopo inizierà come sceneggiatore a scrivere copioni per gli artisti più noti del tabarin o della rivista dell’epoca, da Macario a Fabrizi). L’esordio di Fellini nel cinema arriverà più tardi, quando insieme a Lattuada girerà Luci del varietà, un film che, se mantiene un legame sottilissimo con l’allora imperante Neorealismo, fa intravedere la nascita di un nuovo registro creativo, tipico proprio del regista romagnolo. Ma è con Lo sceicco bianco e, un anno più tardi, I vitelloni che si farà sempre più evidente il nuovo modo, definito in mancanza di aggettivi esaurienti proprio “felliniano”, di raccontare la verità attraverso il sogno, la fantasia e le sue “apparenze”…
Un testo imponente, accademico, a tratti di non facile lettura, come alcuni di questi saggi possono essere a volte perché presuppongono una certa conoscenza della storia del cinema, non solo italiano. Ogni capitolo è dedicato ad un film o ad un periodo della carriera di Fellini, con un ottimo apparato di note che permette un ulteriore approfondimento. Jean-Paul Manganaro, docente di letteratura italiana contemporanea a Lille e grande conoscitore della cultura del Belpaese, dopo Carmelo Bene, a cui ha dedicato un vero e proprio tour de force letterario, spiega le mille affascinanti sfumature che compongono il cinema secondo Fellini. Un cinema che, come disse lo stesso regista in una famosa intervista, non ha velleità sociali e non vuole raccontare la realtà dell’Italia, Paese con le sue contraddizioni e le sue spaccature, che nessuno è stato in grado di raccontare veramente sullo schermo: è l’idea di Italia quella che appare, non la sua tangibile consistenza. Come impalpabile, quasi astratto appare il presente, che non ha una dimensione temporale effettiva, quasi un alone, “una memoria che viene prima della memoria”.

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