Felici diluvi

Felici diluvi

Marco Poli ci pensa tutte le mattine mentre percorre in lungo e in largo le strade milanesi nel suo giubbotto catarifrangente, svuotando cassonetti e mondando strade. Tutta colpa di quella vocale, una misera vocale differente e avrebbe potuto vantare una parentela o almeno un’omonimia che magari gli avrebbe cambiato la vita. E invece eccolo li, la sua maturità classica pariniana e il suo diploma di pianoforte al conservatorio per un’intemperanza del destino lo hanno portato lì, come ogni giorno su quelle strade umide a ripulire il sedere dei milanesi dai loro scarti. Finché quella mattina qualcosa tra i cumuli d’immondizia si staglia scuro e imponente in pieno corso Sempione. Marco stenta a crederci e si avvicina… Le sette e quarantadue. Nello spogliarsi Domenico Cola si rende conto di quanto imperdonabile sia quel ritardo di due minuti. In auto altro ritardo, macchine incolonnate nel traffico, dita che sbattono sul volante, sul clacson, semafori rossi, pedoni arrabbiati, il quadrante del cruscotto che inesorabile segna le sette e cinquantasei. Poi finalmente il citofono. La vigorosa suonata e il solito silenzio dell’interlocutore. L’eccitazione che inizia a salire, il ritardo oramai passato in secondo piano pregustando quel momento che Domenico Cola considera oramai senza esagerazione fondamentale nella sua vita, più del lavoro al cementificio, più degli stipendi o delle bollette da pagare. La chiave nella toppa e finalmente è in casa, pronto a rinnovare quel gioco perverso che da tre anni ha preso il sopravvento sulla sua stessa vita, ma che quella stessa vita sta per stravolgergli definitivamente…

“Se qualunque scrittore italiano, anche tra i pluridecorati, leggesse i racconti di Graziano Gala, e fosse onesto, lascerebbe perdere la penna e aprirebbe una rivendita di sale e tabacchi”. La firma è quella di Cosimo Argentina e un’investitura tanto impegnativa non può certo essere un bluff. Di fatto leggendo questi racconti minimali non si può non riconoscere a Gala, professore pugliese trapiantato a Milano proprio come il suo mentore Argentina, uno stile e una forma che dalle oniriche e cupe atmosfere postmoderne riesce a far sgorgare poesia e bellezza ad ogni capoverso. La speranza, l’ultima chance, il riscatto personale e sociale sono i temi che Gala snocciola e di volta in volta cuce addosso ai suoi carveriani personaggi messi in scena però con stile buzzatiano. Una bella scoperta che grazie al sempre ottimo lavoro di scouting di Luciano Pagano rallegra noi lettori e regala una ventata di ottimismo, un felice diluvio d’emozioni nell’asfittico mondo editoriale.



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