Festa al trullo

Valle d’Itria, Ostuni, Contrada Pascarosa. Dietro una splendida cancellata d’epoca si erge la proprietà di Chiara Laera, influencer, fashion blogger, “mammasantissima della moda internazionale” e indiscussa icona di stile. Il rosso pompeiano della grandiosa casa padronale contrasta col bianco dei trulli a sei coni, fondale della grande corte semicircolare trasformata in pista da ballo in occasione dell’evento di punta dell’estate, trasmesso in diretta globale. Si tratta del lancio della nuova collezione di Vanni Loperfido, stilista originario di Pezze di Greco e nuovo protetto di Chiara. Sul web e sui social network l’hashtag #ciceri&tria, il nome della maison, sta rimbalzando a più non posso. La padrona di casa, stretta nel pizzo sangallo, attorniata dai flash dei selfie scattati a più non posso e ripresa costantemente da un ragazzo armato di iPhone, osserva dall’alto i corpi degli invitati che si dimenano in pista e lo sfavillante set allestito per l’occasione. Le luminarie da festa di paese, i banchetti degli artigiani, i carretti di mozzarelle e rosoli, persino la cassa armonica con la banda, tutto è perfetto omaggio alla sua terra natale. Ma quello che per Chiara è magnifica fusione di passato e presente, esaltazione di stile e spirito popolare, appare come un teatrino grottesco e incomprensibile agli occhi di Mimmo Montanaro, custode sessantacinquenne della proprietà di Chiara, che vede i simboli della propria terra trasformati in fenomeni da baraccone, le sue tradizioni svilite, gli amati ulivi ultracentenari potati “a barboncino”...

La spettacolare festa organizzata dalla influencer Chiara Laera, biondissimo e carismatico prototipo di un nuovo tipo di professione insignita, nell’era dei social network e della “dittatura dell’emoticon col pollice alzato”, di incredibile potere mediatico, è l’evento-cardine attorno al quale la giornalista e scrittrice barese Chicca Maralfa costruisce il suo romanzo d’esordio, una gustosa commedia nera in salsa salentina. Location dell’evento è il “C-Trullo” della webstar, icona e simbolo di una terra la cui realtà più genuina viene scomposta e ricomposta ad hoc, trasformata in un “set felliniano 2.0”, tirata a lucido in una immacolata, grottesca interpretazione di sé stessa. Così una pulitrice di cicoriette diventa la star della serata, i cesti intrecciati a mano da mest’ Luigi oggetti di design, un forno ingombrante e ormai inservibile un prezioso cimelio da venerare. Alla festa di Chiara Laera persino un water può avere stile – basta farvi galleggiare petali colorati –, perché la bellezza e lo stile sono uno stato mentale. È il motto di Chiara, ed è anche il mantra di una modernità sempre più satura del culto dell’apparenza, dell’artificio, della “ricerca spasmodica di contenuti con cui riempire il vuoto di un quotidiano altrimenti condannato a restare in superficie”. L’autrice delinea un quadro perfettamente plausibile, gioca con il contrasto tra esistenza e apparenza, invitando al contempo ad una stringente riflessione sul pericolo di snaturare un’identità territoriale, culturale e naturale che andrebbe invece salvaguardata e valorizzata. Pericolo reale e tangibile, almeno quanto lo è nel romanzo la minaccia del batterio Xylella, piaga degli ulivi e personale apocalisse del custode Mimmo. La Maralfa critica senza mai risultare troppo pesante, diverte e sa ben tratteggiare il variegato “materiale umano” che popola la sua festa, portando alle estreme conseguenze il suo circo dell’assurdo sino al colpo di scena finale - la cui relativa prevedibilità agli occhi di un lettore allenato nulla toglie alla godibilità del racconto in sé, estremamente scorrevole, ironico, arguto fino agli ultimi scoppiettanti “fuochi d’artificio”. Originale la promozione del libro, proposto sul web quale vero e proprio invito ad una fittizia, esclusiva festa al trullo, pensato, nelle intenzioni dell’autrice, come “rimedio omeopatico” per riportare l’attenzione dai social alla lettura. Chicca finale, le pagine che riportano l’iconica ricetta del ciceri e tria, piatto a base di ceci e pasta fritta, assolutamente da provare.

 


 

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