Fiabe islandesi

Fiabe islandesi

Gli elfi non possono essere visti dagli uomini, a meno che non siano loro a volerlo. Sono i discendenti di quei bambini, invisibili a tutti, che Eva non poté mostrare a Dio quando andò a farle visita per conoscere i figli suoi e di Adamo. Lei, però, non aveva fatto in tempo a lavarli tutti e gli mostrò soltanto quelli puliti; provò vergogna per gli altri e li tenne nascosti ma Dio lo sapeva e disse: “Ciò che viene nascosto a me, sarà nascosto agli uomini”… Nell’umile casupola nessuno vuole rimanere da solo la sera dell’ultimo dell’anno, perché capita sempre qualcosa di strano. Ma qualcuno deve pur rimanere per badare alla mucca e alle faccende e la figlia meno amata, Helga, non ha scelta. E così, puntualmente, durante la notte arrivano prima una bambina che ha fame, poi giovani allegri che cominciano a ballare, poi un uomo che vuole portarla nel fienile, quindi una donna che le consegna un fagotto. Poi, prima che sia mattino, il popolo nascosto va via e… Due fratelli litigano di continuo perché uno non crede all’esistenza degli elfi e l’altro sì. Allora quello che non ci crede decide di fare un viaggio per trovare le prove che il popolo nascosto esista o no e cammina a lungo per poggi e colline, monti e deserti senza successo. Fino a che, la notte di Capodanno, giunge in una fattoria i cui abitanti sono tristi perché devono andare a messa e nessuno vuole restare a guardia della casa. Chi lo ha fatto negli anni passati è scomparso nel nulla. Il giovane dice di non aver paura di nulla e si offre di rimanere… Un tale Oddur sfida in battaglia un anziano re senza figli e lo sconfigge. Divenuto re di quel regno si fa presto amare dai sudditi ma ogni autunno si presenta un tale che chiede alloggio per l’inverno e il re si dice disposto ad offrirlo se il forestiero di turno saprà dirgli qualche particolare su di lui che tutti ignorano. Dopo il tempo stabilito il tale però non ha saputo nulla sul conto di Oddur e, secondo gli accordi, benché rattristato il re lo uccide. Così accade per diversi anni. Un autunno giunge un forestiero che nottetempo segue Oddur, lo vede immergersi in un fiume e riemergere in un prato bellissimo. Qui c’è una festa e il forestiero vede Oddur vestire i panni da regina, abbracciare intimamente un uomo e prendere posto accanto a lui sul trono… Un brutto giorno, un re rimane senza la sua amata regina, solo con sua figlia che è considerata la donna più bella che esista. I consiglieri, allora, prendono una nave per cercargli una nuova sposa e trovano una donna bellissima di nome Vala che dice di essere figlia di un re spodestato e accetta di sposare il vedovo. Il re si innamora subito della bella Vala e la sposa ma sua figlia non riesce proprio ad accettarla. Ma anche la regina odia la fanciulla perché è invidiosa della sua bellezza, così un giorno, approfittando dell’assenza del re, la porta a fare una passeggiata e la abbandona su una isoletta. Per fortuna la ragazza incontra due nani che la accolgono nella loro dimora dentro la una roccia. Ma quando Vala interroga il suo specchio e quello, ancora una volta, le dice che la sua figliastra è sempre la più bella di tutte…

Terzo volume, dopo Fiabe lapponi e Fiabe danesi, per il bellissimo progetto editoriale curato da Bruno Berni per Iperborea, qui con la curatela di Silvia Cosimini. Re e regine, belle fanciulle e giovani coraggiosi, contadini astuti e nani gentili, elfi dispettosi e orchesse terribili, troll maligni e giganti a tre teste, tutti questi personaggi abitano l’universo variegato delle fiabe d’Islanda e si muovono tra foreste magiche e isole incantate in mezzo ad un mare onnipresente. Il grande patrimonio fiabesco di questo paese affascinante viene riproposto dopo una accurata selezione, ripreso direttamente dalle prime trascrizioni delle saghe e leggende tramandate oralmente da epoca antichissima. Esistono attestazioni già del XII secolo ma è a Árni Magnússon, studioso e archivista vissuto tra il 1600 e il 1700, che si deve il recupero e la conservazione di duemila manoscritti di fiabe. In età romantica, come è noto, l’interesse per la fiabistica si estese ovunque, dalla Germania dei fratelli Grimm all’Europa del Nord, e fu Jón Árnason nella seconda metà dell’800 a pubblicare due volumi di fiabe islandesi, organizzandole per argomenti. Il suo lavoro – che trasformò per la prima volta una cultura orale in vera letteratura – fu fondamentale per la nascita di una coscienza nazionale islandese e cominciò ad ispirare scrittori e poeti. Poco dopo, dai nomi del suo ideatore e del suo revisore, fu stabilito il metodo Aarne-Thompson che riconosceva 2500 motivi ricorrenti consentendo una catalogazione più precisa. Conosciamo tutti poi gli studi di Propp, dei Formalisti, di Bettelheim, di Jung e altri ancora sulla fiaba e sappiamo dell’importanza che essa riveste in ambito etnoantropologico. Le fiabe islandesi non fanno certo eccezione e – come si nota in questa antologia inedita di trentuno storie – contengono tutti gli archetipi e gli stilemi del genere: animali parlanti, personaggi fantastici, indeterminatezza, inverosimiglianza, manicheismo, finale didascalico. Ricorrenti alcune situazioni e alcuni personaggi, addirittura anche nei nomi (la mucca Bùkolla, il vento, il trickster – ovvero il furbo imbroglione – il mare) ma anche questo è comune al genere e lo sa bene chi ha letto, ad esempio, le Fiabe italiane raccolte da Italo Calvino e uscite nel 1956 per Einaudi. A questo proposito, è sorprendente notare che capita di riconoscere in alcune di queste fiabe, che arrivano da così lontano, echi di storie a noi note come un vago Barbablù o una evidentissima Biancaneve, a testimonianza di elementi comuni trasversali alle culture. Sorprendenti anche le note macabre, talvolta irriverenti, spesso sensuali, sovente ironiche e divertenti, addirittura imprevedibilmente ammiccanti, con grande naturalezza anche, ad una sessualità alternativa; per non dire delle donne che spesso salvano gli uomini. Lo schema invece – protagonista/antagonista/prove da superare/aiutante/ricompensa – nella maggior parte dei casi è fedele al modello-tipo. Magia e amore, cattiveria crudele e generosità si mescolano ad elementi di una religiosità ampia che comprende Dio (bella la piccola leggenda del popolo nascosto) ma anche un sentimento panico pagano della natura. Un plauso per le note storiche, i bei disegni e l’interessante postfazione, ma soprattutto per la traduzione moderna e frizzante che ha reso agilmente leggibile una materia di antica tradizione, per giunta orale; un risultato difficile da ottenere e per niente scontato.



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