Fidia

Fidia
Nel marzo del 1958 alcuni archeologi tedeschi fanno una scoperta di fondamentale importanza per la storia dell’arte e non solo. Durante gli scavi presso il santuario di Zeus a Olimpia viene alla luce una piccola brocca nera di poco più di sette centimetri, sul fondo della quale si legge “Io sono di Fidia”. La cosa senza precedenti è che da quell’area non è mai emersa nessuna delle tante statue bronzee che ne costituivano il vanto. Fidia, figura emblematica, affascinante, amata, odiata e sempre discussa, sia per la sua grandezza sia per il suo legame a doppio filo con Pericle: un vincolo tra arte e potere da sempre strettissimo ma che nel loro caso sembra ancora più profondo. L’apprendistato dello scultore, la sua indiscussa perizia, fino ad arrivare agli anni della consacrazione. Poi l’enigma del Partenone, i processi e la morte…
Saggio raffinato, accurato e appassionato quello di Massimiliano Papini, Professore di Archeologia e Storia dell'Arte greca e romana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di “Sapienza” - Università di Roma, che con indubbia competenza e chiarezza espressiva ci conduce nel mondo dello scultore che, come già lo definì Plinio il Vecchio nel Naturalis Historia, è stato “il più grande dell’Occidente”. Attraverso una ricostruzione attenta delle fonti riusciamo a dar corpo all’uomo che ha così tanto influenzato la scultura successiva e leggendo comprendiamo l’importanza che già ai suoi tempi assunse: l’aver scolpito la gigantesca statua di Zeus a Olimpia diventò, come afferma lo stesso autore, “un pilastro della giustificazione delle immagini antropomorfiche quale strumento più appropriato ed efficace per rappresentare gli dei”. 

 

 

 

 
 
 
 
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