Fiesta

Fiesta
L’arena è gremita di persone, migliaia di occhi che seguono e  analizzano ogni singolo movimento del matador. Lui è il comandante supremo dell’arena, il sole caldo e irrispettoso rende la sabbia cocente, i suoi riflessi bianchi e puri accecano  i picadors che seguono il torero sui loro cavalli tenendo le picche levate come lance medievali. Il torero s’inchina davanti al palco presidenziale, poi si toglie la sua cappa ricoperta da finimenti d’oro e la porge alla sua amata. Il novillero porge una brocca d’acqua al torero che la versa sulla sua cappa da combattimento per renderla più dura. Intorno gli spettatori ammutoliscono, è un rito sacro  e merita il dovuto rispetto. Ora il torero è pronto a  matare. Questa è la fiesta, una settimana intensa di festeggiamenti, corride e corse di tori a cui assistono un gruppo di amici americani espatriati da anni in Europa. Jake è un giornalista corrispondente da Parigi, è un aficionado e coinvolge i suoi amici in questo marasma emozionale. Tutti decidono di partire per la Spagna, stanchi dei voluttuosi caffè parigini, intrigati dai racconti di Jake su questi eccezionali avvenimenti. Gloria, sangue e sudore si mischiano alla vita amorosa di Brett (nobile per matrimonio ma ormai povera in canna) e del suo spasimante ebreo Cohn, respinto per il giovane torero Romero...
Se avete bisogno di immergervi in una scrittura precisa, una tecnica superba, se volete farvi trasportare dalle minuziose descrizioni delle corride e dei paesaggi spagnoli, dovete assolutamente perdervi in queste pagine. Hemingway utilizza la sua esperienza di spettatore prima  e di torero poi (ha condotto infatti alcune corride per principianti che spesso vengono preparate in occasione delle fiestas o delle corse dei tori di Pamplona), per mostrarci un universo violento e glorioso, per farci percepire la paura del torero e la rabbia del suo antagonista animale. Ci stupisce con proverbiali istantanee di un popolo in festa, di un rito democratico al quale partecipano principi e contadini. Il suo protagonista gode dei semplici piaceri che una vita da giornalista può dare, di un amico vero con il quale condividere una battuta di pesca rilassandosi all’ombra di un poderoso albero - magari rinfrescandosi di tanto in tanto con un saporito vino spagnolo. È proprio la calma, la pace interiore di queste  prime pagine che preparerà poi il lettore all’orgia di violente emozioni che verrà in seguito e che  avvilupperà la combriccola eterogenea di amici. Hemingway ripercorre i giorni in cui appena ventiquattrenne corrispondente del Toronto Star a Parigi decise di ritornare più volte in Spagna, una nazione che aveva solo intravisto durante il suo ritorno come reduce della Seconda guerra mondiale. L’amore per questa terra, per la sua voglia di festeggiare e per la violenza delle corride lo accompagnerà per anni, anche quando ritornerà in America: più volte organizzerà delle “spedizioni” con i suoi amici in Europa indebitandosi fino al collo per una urgenza che andava accontentata subito. Vivrà in pieno le emozioni della corrida fin quando queste scemeranno per lasciare ben presto posto alla noia. Hemingway consuma il fuoco, prende di petto le diverse situazioni che la vita gli offre, ingurgita avidamente esperienze sensazionali, le fa sue e le risputa quando il sapore ormai è svanito. Fiesta come detto è un’ode al divertimento, un omaggio alla Spagna e all’amicizia, ma soprattutto è un bellissimo diario di viaggio.

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