Figli del segreto

Figli del segreto

Toledo (Spagna), 1499. Manuela si sveglia di soprassalto dal suo sonno leggero. Sarà stato un incubo, pensa. E si rimette a dormire. Pochi istanti dopo un grido agghiacciante la sveglia di nuovo. Manuela si alza, si affaccia dalla balaustra e guarda di sotto. Laggiù, in fondo alle scale, si è appena consumato un terribile omicidio: quello dei suoi genitori. Manuela, però, di quello che ha visto non ricorderà nulla. E così l’omicidio dei marchesi Acevedo rimarrà avvolto nel mistero. L’unica pista da seguire resta quella di Raimunda, la giovane governante che ha fatto perdere le sue tracce dalla sera stessa dell’omicidio. Gli orfani Acevedo – Gabriel, di tredici anni, Manuela, la secondogenita, e le gemelline Octavia e Sofia – vengono affidati alle cure dell’intraprendente e anticonvenzionale zia Angela, sorella del defunto marchese, nonché cugina della regina Isabella di Castiglia, detta la Cattolica. Ed è proprio a Isabella di Castiglia che Angela si rivolgerà per trovare una sistemazione ai nipoti. E così la giovane Manuela entra a far parte delle dame di compagnia dell’irrequieta principessa Giovanna, sposa di Filippo d’Asburgo, che tanto turba e tanto sconvolge la madre con il suo carattere volubile e con i suoi comportamenti plateali…

Figli del segreto è il primo romanzo di una trilogia intitolata Il volo delle aquile, che accompagnerà i lettori più voraci e curiosi per un secolo intero. Il secolo in questione è il Cinquecento, che Cinzia Tani (oltre che scrittrice, anche giornalista e conduttrice) gira e rigira in ogni risvolto, sviscerandolo con la cura e la perizia di un chirurgo. Come ogni romanzo storico che si rispetti, c’è un livello di fiction – quella che riguarda gli orfani Acevedo – e un livello di realtà – quella che riguarda le grandi dinastie e i grandi sconvolgimenti politici dell’epoca. Cinzia Tani intreccia questi due livelli con abilità e fantasia. Il risultato è un romanzo di grande equilibrio, sia contenutistico che formale. Lo stile è sobrio e cadenzato, senza guizzi improvvisi né inutili fronzoli. I personaggi di fantasia trovano il loro posto e la loro giustificazione all’interno della Storia, mentre i personaggi storici sono privati di quella patina di irrealtà e lontananza che li avvolge spesso nei manuali scolastici. La trama – anzi, le trame, perché l’autrice dispone sul piatto narrativo una molteplicità di portate – brulica di vita e di vitalità, e chi legge non può fare altro che andare avanti con gli occhi incollati alle pagine e il cuore pieno di coinvolgimento.



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