Figli dell’Olocausto

Figli dell’Olocausto
Quando nel lontano 1976 Helen Epstein disse al redattore del New York Times, giornale per il quale lavorava, che intendeva scrivere un pezzo sui figli e le figlie dei sopravvissuti all’Olocausto, si sentì rispondere che doveva interpellare un esperto che confermasse, eventualmente, l’esistenza di queste persone. Sono io l’esperto, rispose lei con sicurezza.
I suoi genitori, infatti, erano sopravvissuti ai campi di sterminio e i suoi nonni erano stati assassinati dai nazisti. Benché ci fossero circa 250.000 persone nella stessa condizione della Epstein, sia l’opinione pubblica, sia coloro direttamente coinvolti nella tragedia, avevano ancora molte resistenze ad affrontare l’argomento. Molti sopravvissuti parlarono della loro esperienza subito dopo la fine della guerra (basta pensare a Elie Wiesel in Francia o al nostro Primo Levi) eppure per molti ebrei l’Olocausto era ancora una vicenda privata, della quale parlavano soltanto fra loro, cercando di proteggere i figli da quegli orribili ricordi. Allora non si parlava ancora di “seconda generazione” e il grande merito della Epstein è stato quello di dar voce a tutte queste persone. L’articolo pubblicato sul N.Y. Times ebbe un grandissimo successo e ben presto si trasformò in un libro. La storia personale dell’autrice, nata a Praga nel 1947 e trasferitasi con i genitori in America l’anno dopo, si mescola con le storie di altri giovani figli di sopravvissuti, che Helen intervista, indagando sui loro rapporti familiari e intrecciando le storie personali alla grande Storia… 
Oltre all’indiscutibile valore di testimonianza, il pregio del saggio è quello di avere contribuito a creare una discussione critica e serrata che continua negli anni, grazie alla quale persone molto diverse fra loro hanno potuto mettere in relazione, ed elaborare, l’esperienza familiare vissuta. Il libro, uscito negli Stati Uniti nel 1979 e in Italia nel 1982, viene ora ripubblicato e mostra intatta tutta la sua forza originaria, che è quella di avere infranto un pesantissimo silenzio e iniziato a ricostruire una memoria collettiva. I genitori che avevano taciuto sono stati spinti a parlare, i figli hanno potuto trovare gli strumenti per meglio comprendere il dolore dei padri e delle madri, costruendo così un ponte fra le generazioni. Come scrive la stessa Epstein nella prefazione alla nuova edizione italiana: “il libro ha contribuito ha creare una comunità internazionale di membri della seconda generazione, e viene utilizzato da psichiatri interessati alla trasmissione intergenerazionale del trauma e da studiosi della letteratura successiva all’Olocausto. Dal 1979 non ha mai smesso di essere ripubblicato. (…) Mi piacerebbe considerarlo un contributo a quello che gli ebrei chiamano tikkum olam, e cioè riparazione del mondo.” Contributo ancora più prezioso, aggiungiamo noi, oggi che le folli tesi dei negazionisti della Shoah stanno proliferando.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER