Filosofia per non filosofi

Filosofia per non filosofi

L’umanità civilizzata ha da sempre dovuto fronteggiare due ordini di problemi. Il problema di “dominare le forze naturali, acquisire le conoscenze e l’abilità per produrre strumenti e armi e favorire la produzione naturale di piante e animali utili”, scienza e tecnica hanno portato alla diffusa specializzazione e a relativi “campi ristretti”. E un secondo problema, troppo spesso sottovalutato: il come. Come utilizzare al meglio il dominio sulle forze della natura? Democrazia e dittatura, capitalismo e socialismo, governo e anarchia, libero pensiero e dogmatismo autoritario: di “indicazioni decisive” non ce ne sono, di prove certe da laboratorio nemmeno. Non si hanno prove certe su un tipo di governo senza dubbio alcuno applicabile nel mondo per ottenere la prosperità e la felicità degli uomini. Le idee, forti e pericolose, hanno spesso portato a inevitabili irrigidimenti, a corruzioni del pensiero (fin quasi all'annullamento), alle mode imperanti, alle varie declinazioni del dogmatismo. Le nazioni si combattono a vicenda, affrontano guerre per prevalere, prendersi vantaggio sulle altre, proclamare l’orgoglio e la superiorità della propria razza sulle altre, nella convinzione di essere dalla netta parte del giusto, senza considerare, senza analizzare il fatto che il nemico, lo straniero, “l’altro” pensa di essere allo stesso modo nel giusto. Allora, forse, fuor di opinione, fuor di pregiudizio, rimane l’osservazione, “la disamina della vita umana, del passato come del presente, e una valutazione delle fonti della miseria o della felicità degli uomini per come ci appaiono nel corso della storia”…

Saggi impopolari, questi di Bertrand Russell che coprono un arco di quindici anni (pubblicati nel 1950 con il titolo, appunto, di Unpopular essays), con il preciso intento di superare le barriere della filosofia per specialisti in tal modo riportando la filosofia tra “i non filosofi”, tra le questioni di interesse generale per “tutto il pubblico colto”, così da smuovere, accanto alla parte teoretica, quella pratica, e riprendere il filo del discorso dei filosofi antichi che non scindevano la visione dell’universo da una certa dottrina su come meglio vivere. La velocissima carrellata attraverso la storia e le storie di filosofia e politica e cultura generale vogliono, con tono ironico, provocatorio, volutamente non solenne, con la pronta battuta a effetto – e forse il rischio di cadere in qualcuna di quelle generalizzazioni che l’autore stesso bandisce ‒ mettere a fuoco il riaffermarsi in un modo o nell’altro del dogmatismo, della superstizione e delle credenze nefaste e antropocentriche che ottenebrano osservazione e disamina critica, a seguito delle quali chi era al potere optava (e opta) per una soluzione certamente dannosa per l'umanità in previsione di un non-certamente sano futuro. Così le deviazioni-perversioni in campo religioso, in campo politico e di costume. “Le sventure degli esseri umani possono essere divise in due classi: quelle inflitte dall’ambiente non-umano e quelle inflitte da altri uomini. Via via che l’umanità progredisce nella conoscenza e nella tecnica, la seconda di queste classi è divenuta una percentuale sempre maggiore del totale”. In questo tragico secolo, a detta di Russell, è auspicabile che la filosofia riprenda una posizione non marginale nella vita degli uomini.



 

 

 

 
 
 
 

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