Fiore di roccia

Fiore di roccia

Timau, maggio 1915. Il fronte di guerra corre lungo le creste delle Alpi Carniche. In quella che viene chiamata la Zona Carnia sono schierati 31 battaglioni italiani a fronteggiare gli Stanschützen tirolesi, i Landesschützen e i Landstürmer austriaci. Le maestose montagne che segnano il confine sono impervie, salgono oltre i 1.800 metri e i soldati hanno bisogno che i rifornimenti di munizioni e viveri vengano in qualche modo assicurati. Il compito viene affidato alle donne del piccolo paese carnico, le sole rimaste in grado di portare sui monti con le loro gerle quanto necessario. I loro mariti, fratelli e amici si trovano lassù o dislocati sul fronte carsico, da dove giungono poche notizie. Agata è ancora giovane, con la compagnia del solo padre anziano a cui badare e che attende di morire, ma è tra le prime ad accettare l’incarico. Dei due fratelli non ha notizie, tanto che alcuni cominciano a sospettare del loro onore, chiamandoli disertori. Con lei ci sono anche Viola, Caterina e Lucia, la più anziana, e molte altre. Si radunano con il buio, dopo aver assicurato ai figli e ai loro genitori le cure necessarie. Nelle loro gerle, cibo, lettere e munizioni: un peso che curva le schiene e taglia la pelle. Eppure non si lamentano. Il loro cammino è faticoso, seguendo sentieri impervi e sotto il tiro di cecchini austriaci che potrebbero colpire in ogni momento. Dopo lo stupore e la diffidenza iniziale dei soldati e del loro capitano, le portatrici carniche, Dar Trogarinnen le chiama il nemico, diventano le corde sospese nel vuoto che assicurano la vita, sono la fonte di sostentamento e conforto per quei soldati sempre più stanchi e spaventati. Ma Agata ha altre guerre da combattere. Guerre contro uomini arroganti che si sono assicurati con il denaro la libertà anziché il fronte, guerre contro i propri sensi di colpa per aver compiuto una scelta terribile e pericolosa. Le portatrici carniche sono donne semplici, ma forti come le radici degli alberi che non fanno cadere i massi. Sono spaventate, eppure salgono sempre più in alto, con le loro piccole scarpe leggere e le loro gerle piene di coraggio...

Sul monte Freikofeln (o monte Cuelat) nel giugno del 1915, una truppa di alpini del Battaglione Tolmezzo conquistò la vetta indossando gli scarpetz, le tipiche calzature di stoffa leggera, per non farsi sentire dai soldati austriaci. Assieme alle gerle, queste scarpe sono diventate uno dei simboli delle portatrici carniche. Tra loro, ci fu Maria Plozner Mentil che nel 1916 fu colpita a morte da un cecchino austriaco mentre si riposava. Il loro valore viene ricordato e celebrato tra quelle montagne maestose che furono scenario di guerra e testimoni mute dello spargimento di sangue su entrambi i fronti. Oggi le vette si possono ammirare e visitare seguendo i Sentieri della Memoria, dove le portatrici carniche posarono i loro passi. In questo contesto di testimonianze si inserisce il nuovo romanzo di Ilaria Tuti, che temporaneamente sospende le vicende di Teresa Battaglia, protagonista dei primi due successi editoriali Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente, per raccontare una storia di donne coraggiose, donne “abituate a essere definite attraverso il bisogno di qualcun altro”. Infatti, dice Agata “siamo uscite dall’oblio solo perché servono le nostre gambe, le braccia, i dorsi irrobustiti dal lavoro.” Un compito gravoso il loro, a cui adempirono con lo stesso coraggio dei soldati mandati a morire. In cima portarono cibo e munizioni, a valle riportarono lettighe con i giovani alpini caduti. Lavarono divise e scavarono fosse. Morirono in guerra, così come i soldati. Fu veramente da un pulpito che un prete fece l’accorato appello alle donne del paese, così come molti dei fatti narrati in questo romanzo ricordano eventi bellici realmente accaduti. Ilaria Tuti, con il suo stile ormai riconoscibile nel quale si mescolano azione, introspezione e immagini quasi pittoriche dei paesaggi, sceglie con coraggio di raccontare la storia delle portatrici immaginando una di esse, i suoi pensieri, i suoi dubbi, le sue passioni, le rinunce e i sacrifici. Un compito non facile, che forse solo una donna può affrontare con il giusto passo, la giusta misura di delicatezza e verità.



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