Fiori di rovina

Fiori di rovina
Quella domenica sera di novembre lui sta camminando in rue de l'Abbée-de-l'Épée, a Parigi, lungo il muro alto dell'Istituto per sordomuti. Guarda il campanile della chiesa di Saint-Jacques-du-Haut-Pas, osserva le foglie morte sul marciapiede, pensa come quel quartiere sia pieno di scuole e conventi. È intimorito nell'attraversare luoghi frequentati fino ai diciotto anni, quando era al liceo della Montagne Sainte-Geneviève. Ha la sensazione che debbano essere ancora come li ha lasciati venticinque anni prima, nei mitici anni Sessanta. La porta dell'albergo in rue Gay-Lussac, dove un tempo avevano eretto barricate, è murata, le finestre non hanno più vetri, ma l'insegna è ancora affissa al muro: Hôtel de l'Avenir. Si chiede a quale avvenire faccia riferimento. Passo dopo passo, ricordo dopo ricordo sbuca in piazza dell'Estrapade e si dirige in rue des Fossés-Saint-Jacques a cercare il numero 26, dove i giovani sposi T., il 23 aprile 1933, si suicidarono per ragioni misteriose. L'antico palazzo non c'è più, al suo posto...
Fiori di rovina è il secondo breve capitolo di un'ipotetica trilogia di Patrick Modiano (Riduzione di pena il primo libro, Primavera da cani  il terzo): la voce narrante è un flusso di pensieri suscitati dalle vie su cui cammina il protagonista, di ricordi che emergono dagli scorci su cui posa gli occhi. Il lettore è spinto a vagare tra le strade di Parigi illuminate dalla luna, umide di pioggia e di ricordi, resta spaesato dall'accurato tentativo di ricostruire, attraverso la mappa cittadina, la verità sul suicidio della coppia nel 1933, ma anche sul padre, Albert, arrestato dalla Gestapo nel 1943 e pure sul misterioso Philippe de Pacheco. È quasi  poesia ermetica, questo romanzo, in cui minimaliste e efficaci descrizioni di ambienti e ancor più di sentimenti trasportano da un'epoca all'altra, fanno scivolare da un episodio di cronaca in intimi memoriali, senza apparente ordine, secondo associazioni di pensieri che solo andando avanti nella lettura si fanno chiare come lo sono per chi formula il pensiero in frase. Evocativo, nostalgico, bello.

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