Fiori senza destino

Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Sara è appena arrivata a Palermo, deve prendere servizio a scuola, la scuola media del Cep, centro edilizia popolare. Il primo giorno fa l’appello, guarda in volto i suoi ragazzi, sembrano come quelli che ha lasciato al nord prima di trasferirsi giù col marito. Però qualcosa di diverso c’è, a ben vedere, non hanno quaderni né penne e sembrano lì quasi parcheggiati, mica gliene frega della scuola ma i genitori ce li mandano a forza. Gaetano, per esempio, sta a scuola perché altrimenti levano il sussidio alla madre. Lui ha diciassette anni ed è ancora in terza, in classe non ci sta mai, è sempre in giro a fare macello ma se provano a mandarlo fuori, la madre arriva e fa più macello di lui. Poi c’è Rosy, la ragazzina ritardata col fratello malato; i genitori, povere anime, non hanno né il tempo né la forza di stare appresso a quella figlia scimunita che in giro rischia di cacciarsi sempre in guai grossi. Cettina va a scuola così sta fuori casa, sua madre a casa ci lavora, è con tutto quel viavai di uomini che la mantiene. Sharon sta a scuola per alimentare il suo nutrito seguito di spasimanti, è bocciata un anno e comunque sembra più grande di quello che è. È bella e lo sa e sfrutta la seduzione per ottenere quello che vuole. Del resto, pare che il vicino che la accudiva da piccola le abbia troppo presto fatto capire cosa piace agli uomini e lei, ora che è più grande, vuole la sua rivalsa, il controllo. Rosalia, bella, mora, la sua antagonista per eccellenza tutto sommato se ne frega di lei, in mente ha un altro progetto, fare la fuiuta e sparire da quel posto…

La vita nelle periferie, un piccolo squarcio, seppur romanzato, dietro l’inflazionata parola “disagio”. C’è ormai una sorta di fascinazione letteraria nella violenza, sdoganata dal dilagare delle serie che dei malavitosi fanno dei personaggi. Ma chi ci pensa ai bambini? A quello stadio precedente alla definitiva scelta della delinquenza. Questi adulti ignoranti, aridi, violenti o forse solo schiacciati dalla sorte, figli ne fanno. E che modello danno? Che educazione, anche all’affettività, che direzione per la vita di un ragazzo? C’è un passaggio dolcissimo in questo libro dal tono duro - anche se mai veramente graffiante, ormai siamo assuefatti a tutto: è Francesco, l’unico che va a scuola per studiare, che nel racconto di sé parla di sua madre che “non è come le altre mamme … che buttano voci tutto il tempo e sono scafazzate. Lei è gentile e buona e parla piano”. Come a dire, la normalità che diventa ammirevole, preziosa. Dieci ragazzini raccontano il loro vissuto e i dieci racconti sono tenuti insieme dalla storia di Sara, alter ego dell’autrice, che combatte due battaglie, una contro sé stessa, per accettare di vivere in quel mondo parallelo, dove neppure la vita di un bambino ha valore, e una contro il contesto, perché chi insegna questa cosa se la deve sentire, di provare a dare ai ragazzi un’alternativa. Dieci storie toccanti che lasciano la malinconia profonda di sapere che, dove gli adulti distruggono, le vittime predestinate sono sempre i bambini. Così, senza speranza, senza destino.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER