Flatlandia

Flatlandia

Nel mondo di Flatlandia gli abitanti sono delle figure geometriche dai contorni luminosi. Vivono non nello spazio tridimensionale, ma in una superficie piana, come un “vasto foglio di carta” dove potersi muovere liberamente qua e là, senza però sollevarsi o abbassarsi. Gli abitanti adulti hanno una lunghezza o una larghezza massima di ventotto centimetri. Le Donne sono Linee Rette, i Soldati e gli Operai Triangoli Isosceli, la Borghesia è composta da Triangoli Equilateri, i Professionisti ed i Gentiluomini sono rappresentati da Quadrati o Pentagoni, eccetera eccetera, fino al titolo più elevato, quello dell’Ordine dei Sacerdoti, rappresentati da Cerchi. Una Legge Naturale vuole che i figli maschi abbiano un lato più del padre, cosicché ogni generazione possa crescere di rango “nella scala dello sviluppo e della Nobiltà”. Ma questo non vale sempre per tutti: figure quali i Triangoli Isosceli ‒ appartenenti alle Classi Inferiori poiché non hanno tutti i lati uguali ‒ possono raramente auspicare di generare una discendenza di rango superiore. Tutte queste figure, qualunque sia la loro forma, presentano l’aspetto di una Linea Retta se immaginiamo di vederle alla stessa altezza del mondo piano dove vivono. Pertanto, gli abitanti di Flatlandia hanno sviluppato metodi diversi per distinguersi l’uno dall’altro. Le Donne sono creature “con cui c’è assai poco da scherzare”. Essere colpito o trafitto da una Donna può rivelarsi, infatti, molto pericoloso, se non addirittura mortale. Esse sono praticamente come aghi e hanno facoltà di rendersi invisibili quando vogliono. Ma come fa una Donna a rendersi tale? Proviamo ad immaginare un ago su un tavolo (l’equivalente di Linea Retta in un piano). Poi allineiamo lo sguardo al livello del tavolo: vedremo una linea ponendoci lateralmente all’ago, ma solo un punto, praticamente invisibile, se ci mettiamo di fronte ad esso. Ecco: così possono apparire le Donne di Flatlandia, tanto che, per ridurre il più possibile il rischio di collisione con una di esse, esistono delle Leggi molto severe che le riguardano e a cui devono attenersi, come ad esempio entrare nella propria casa da un ingresso esclusivo senza mai usare la porta degli Uomini o muovere continuamente il posteriore da sinistra a destra per segnalare la loro presenza a chi sta dietro…

Edwin A. Abbott (1838-1926), reverendo e pedagogo inglese nonché rettore, tra il 1865 e il 1889, della City of London School, è stato principalmente autore di manuali scolastici e di lavori di carattere teologico (se ne contano più di quaranta). Con Flatlandia Racconto fantastico a più dimensioni, che comparve per la prima volta nel 1882, Abbott conduce il lettore, attraverso l’ausilio della geometria, in un viaggio fantastico in un mondo dove la vita scorre regolarmente su una superficie piana. Il racconto è strutturato come un vero e proprio trattato sull’organizzazione, le gerarchie, i codici e le leggi del Paese; il libro si sviluppa in capitoli tematici e, attraverso la voce narrante ‒ il Quadrato abitante di Flatlandia ‒, sono descritte le principali caratteristiche della società nella quale egli vive. Società organizzata, ma anche spietata e cinica, in cui ogni qualsiasi forma di protesta o ribellione può, ad esempio, costare la vita. Se da un lato il racconto di Abbott è molto interessante e stimolante, e può richiamare vagamente alla memoria il ben più noto Lewis Carroll, suo contemporaneo, dall’altro richiede particolare attenzione per una lettura non spesso di immediata comprensione, specialmente nelle descrizioni del mondo bidimensionale, ma facilitata dagli accurati disegni originali dell’autore riportati nel testo. Il libro, come anticipato dal sottotitolo, narra anche dei viaggi, in sogno o sotto forma di visioni, che il protagonista effettua in altri mondi, quali Linealandia, Puntolandia e Spaziolandia. Da questi il protagonista ne uscirà profondamente cambiato, con una acquisita capacità di mettere in discussione la società in cui vive, che, a sua volta, si rifiuterà di accettare l’ipotesi dell’esistenza di altri mondi, e, in particolare, dello spazio, perché incapace addirittura di immaginarlo. Da questo punto di vista, nelle pagine del libro vi è un sottinteso “invito” dell’autore ad aprire la mente ed andare oltre, peraltro già anticipato all’apertura del racconto, dedicando l’opera “Agli Abitanti dello SPAZIO IN GENERALE…” affinché “…Possano aspirare sempre più in alto…” contribuendo così “…All’Arricchimento dell’IMMAGINAZIONE…”. Terminando, appunto, con l’ipotesi della quarta dimensione, il racconto di Abbott è, a detta di alcune fonti, uno dei primi testi ad affrontare tale concetto, successivamente elaborato con le teorie del XX secolo. Dal volume di Abbott, fonte d’ispirazione di numerosi film d’animazione stranieri, è stato tratto, inoltre, nel 1982, anche l’omonimo cortometraggio diretto dal matematico italiano Michele Emmer e presentato nel 2004 al Bellaria Film Festival.



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