Focolari di pietra

Sono passati cinque anni da quando Giondalar ha lasciato gli Zelandoni, la sua tribù, per compiere il suo Viaggio con il fratello Tonolan. Molte cose sono successe da allora, Tonolan è nel regno degli Spiriti e ci sarebbe anche lui se Ayla non l’avesse curato dopo averlo salvato dal leone che li aveva attaccati. Quella giovane donna è quindi diventata la sua donna e tante altre avventure hanno affrontato insieme, compreso il lungo e difficile viaggio di ritorno che ha ricondotto Giondalar a casa. Per Ayla adesso è un momento difficile: sa bene che deve farsi accettare, con pazienza, da questa gente che la guarda con sospetto, perché non ha mai visto qualcuno che parlasse agli animali, non capisce come possano obbedirle due cavalli e soprattutto un enorme lupo, come lei possa trattarli da amici. E, ancora una volta, Ayla deve dimostrare tutte le sue abilità, a cominciare da quelle di donna- medicina, a qualcuno che considera il clan che l’ha cresciuta, i Testapiatta, alla stregua di animali non dotati di alcuna forma di intelligenza. C’è qualcuno tra gli Zelandoni della Nona Caverna che non è disposto ad accettarla, nonostante il parere diverso della potente Zelandonai, guida spirituale della tribù, primo grande e indimenticato amore di Giondalar…
Tempi duri per la nostra eroina preistorica, più che mai impegnata a combattere i pregiudizi e la paura nei confronti del diverso. Assai più difficile che affrontare animali feroci ed elementi naturali scatenati; evidentemente da questo punto di vista a distanza di millenni non è cambiato troppo, sembra dirci la nostra Auel, giunta qui al quinto episodio della ponderosa saga della bionda e coraggiosa Ayla. Questo romanzo, soprattutto rispetto al precedente, risulta più statico, quanto mai ricco di descrizioni di piante, animali ed utensili, e un po’ appesantito da numerosi riferimenti e riprese di eventi raccontati negli altri libri. Ma chi si è lasciato catturare da questa bella storia, che ha ricevuto importanti placet da rinomati paleontologi e archeologi, come con giusto orgoglio sottolinea spesso l’autrice (che per questo episodio in particolare si è documentata anche attraverso viaggi e studi in loco), non potrà perdersi questa che, forse, è la penultima tappa di questo grandioso affresco.

 

 

 
 
 
 
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