Follia docente

Follia docente
Elia è laureato in Scienze agrarie a indirizzo zootecnico e si sta interrogando su quale possa essere il suo imminente futuro lavorativo. Purtroppo non riesce ad andare oltre queste bizzarre quanto interessanti possibilità: calcolare il baricentro delle uova da panettone, progettare un reggiseno per mucche da latte o appiccicare coccinelle essiccate sulla buccia delle mele trentine. Fortunatamente (?) un giovane laureato in Lettere, incontrato in un pub fumoso, lo salva da questi confusi scenari e gli propone di entrare nel fantastico mondo della scuola. L’iter è quello classico: si inizia come supplenti precari, poi si fa il concorso e, se si è fortunati, si entra di ruolo. Elia comincia così la sua carriera, con lo stupore un po’ ansioso di chi si avventura in un mondo sconosciuto. Contrariamente a quanto accade alla stragrande maggioranza dei precari, per lui c’è quasi subito un concorso di abilitazione disponibile che supera immediatamente e – altrettanto immediatamente – si ritrova ad essere un insegnante di ruolo. “La spada usata dai funzionari del provveditorato per nominarmi era di latta e cartone, ma al momento non ci feci caso”. La sede scolastica che gli viene assegnata è a Venezia, dove, guarda caso, Elia ha due vecchie zie, ex insegnanti in pensione, che gestiscono, ri-guarda caso, una pensione per docenti, che si chiama, ohibò, Collegio Docenti. Carlotta e Brigitta, “il terrore di dislessici, disgrafici, disfasici, discalculici, iperlessici e disprassici” si prendono cura del nipote novizio, dispensando consigli e ansiolitici. I primi giorni di scuola, però, sono per Elia molto difficili: capire regole e accettare abitudini consolidate non è così facile. Tutto gli appare un po’ surreale e assurdo. Sarà per questa ragione che viene irretito con una certa facilità da un precario sovversivo, un informatico che introduce Elia in una organizzazione segreta denominata “Brigata Robin Williams” che ha come scopo quello di realizzare atti sovversivi all’interno della scuola…
Un po’ Kafka e un po’ Paperino, il protagonista di Follia docente si muove in un mondo che forse nell’intenzione dell’autore voleva essere surreale e ironico ma che invece appare al massimo farsesco. Nonostante la scrittura sciolta e spiritosa, la narrazione non si mette mai in moto e rimane al servizio di un divertissement che però non riesce a coinvolgere il lettore. I personaggi sono più da cartone animato che da romanzo, per ognuno di essi si è attinto agli stereotipi più lisi. Se si voleva strizzare l’occhio al post-modernismo mescolando alto e basso, cinema e fumetto, forse si sarebbero dovuti cercare dei riferimenti meno abusati e più originali (“Ancora me stai a Robin Williams!” Urlerebbe sdegnato il grande regista Rocco Smiterson). Lo scopo del libro forse voleva essere quello di lanciare, in maniera iperbolica e vivace, uno sguardo critico sulla scuola pubblica, in realtà non riesce a essere né un pamphlet di denuncia, né un trascinante romanzo di avventure. Dopo i libri sulla scuola di Domenico Starnone, Paola Mastrocola e Daniel Pennac, davvero non si sentiva l’esigenza di un’altra storia “ironica e delirante” sulla pubblica istruzione.

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