Francesco Guardi (1712 – 1793)

Francesco Guardi (1712 – 1793)
Oltre centocinquanta opere tra dipinti e disegni provenienti dai più celebri musei internazionali  celebrano l’arte pittorica di Francesco Guardi (1712 – 1793) nel terzo centenario della nascita. Un’ampia retrospettiva dedicata al grande pittore veneziano, articolata in cinque sezioni a carattere tematico e cronologico. Si comincia dal periodo giovanile, in cui la produzione risulta condizionata da committenze di soggetti sacri e orientali, storici e sociali, per passare poi alle "scene d'interno", in cui al tempo primeggiava Pietro Longhi, e concludersi con i fantastici “Capricci” e, soprattutto, le meravigliose vedute di Venezia. Quelle per cui il pittore veneto è maggiormente conosciuto e che hanno fatto di lui un punto di riferimento imprescindibile della corrente vedutista. Si tratta di tele colte e raffinate, più intime e soggettive rispetto a quelle del Canaletto o del Bellotto. Rispetto ai due illustri precursori, ovunque vibra una pennellata più calda e vivace. Le acque della laguna e le campate del cielo assumono marezzature cromatiche cangianti, mentre un’atmosfera di assorta nostalgia distende un velo di luce opaca scandita in toni e mezzi toni. L’effetto che ne deriva è quello di un paesaggio percepito in controluce, avvolto dalla quiete struggente di un’epoca gloriosa che volge irrimediabilmente al tramonto… 
Realizzato in concomitanza con la mostra allestita al Museo Correr di Venezia dal 29 settembre 2012 al 6 gennaio 2013, questo meraviglioso catalogo curato da Alberto Craievich e Filippo Pedrocco costituisce, non solo per i cultori della materia, una ghiotta opportunità per rivisitare l’intero percorso artistico di uno dei maggiori pittori italiani del Settecento. Prendendo confidenza con le opere meno note dell’epoca giovanile e soffermandosi ad ammirare quelle della maturità, in cui appare evidente quanto Francesco Guardi sia stato l’artista che più di ogni altro è riuscito a spingere il vedutismo fino ai più alti risultati lirici. Nelle sue tele il respiro della scenografia declina progressivamente verso una monumentalità che rispecchia nelle acque della laguna la propria sagoma ormai inconsistente. E Piazza San Marco, in un primo tempo teatro spalancato sulla storia, si svuota della ricca e variopinta coralità dei suoi personaggi, per cedere il posto all’anonimato di una massa di ombre distanti che si lasciano riprendere ormai solo di spalle. Mancano ancora quattro anni all’ingresso delle truppe francesi a Venezia quando Francesco Guardi rende la propria anima a Dio il 1 gennaio del 1793. Ma i segni della decadenza che porteranno alla caduta della Serenissima, ben presenti nelle sue opere, sono già stati consegnati in anticipo alla storia.

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