Francesco polvere di Dio

Francesco polvere di Dio

Francesco era una persona semplice. A giudicare da come lo descrivono i libri per bambini anche un po’ naif (forse un po’ troppo). C’è un’altra parola che hanno sempre usato per lui: “ignorante”. Non certo culturalmente! A scuola c’è andato. Nella scuola di San Giorgio di Assisi ha studiato latino, francese, ha studiato la Bibbia e i poeti dell’amore cortese. Sì, certo, proprio quelli dei cavalieri con le corazze e con le spade, che lottavano contro i draghi per salvare la sempre bellissima principessa. Magari Francesco li avrà anche imitati nelle sue scorribande di fanciullo, immaginando avventure senza limiti e non immaginando nemmeno che altro genere di “avventure” si sarebbe trovato a vivere di lì a qualche anno. Era figlio di una delle famiglie più ricche di Assisi e visse, all’età di sedici - diciotto anni, un’esperienza forte, importante: quella di una rivolta crudele e violenta in cui la borghesia dell’epoca pretende di avere gli stessi privilegi della nobiltà e per raggiungerli si avvale in questa lotta dei ceti sociali più umili. È in questa particolare occasione che Francesco, figlio di un commerciante e quindi borghese, viene a contatto diretto con la povertà, con la mancanza dell’indispensabile, a cominciare dal cibo ed è una visione che lo colpisce, gli si insinua dentro, lo cambia e cambia il suo modo di vedere il mondo…

Se spogliamo San Francesco dell’alone di santità che ha pervaso tutta la sua esistenza, ci verrà restituito un uomo ancora più grande, se possibile, ma fatto di carne, spirito e sentimenti. È questo, fondamentalmente, l’esito dell’interessante lavoro di Riccardo Tordoni e di sua moglie, Simona Bianchi, che lo ha affiancato e lo affianca continuamente in questa esperienza e soprattutto che si è sobbarcata il lavoro di trascrizione del testo. Perché il libro non è altro che il canovaccio di uno spettacolo teatrale che sta girando l’Italia in lungo e in largo. Ripropone l’estrema attualità della figura di Francesco d’Assisi ponendolo in un confronto costante con le nostre vite, dopo ottocento anni. La velocità del “mezzo parola”, sia scritto che parlato, è quella del monologo vivace e pieno di battute e spunti di riflessione. Ma nel libro ci sono anche interventi e risate del pubblico che partecipa attivamente ad ogni replica a teatro. Già perché è nato prima lo spettacolo del libro e certe reazioni sono riportate fedelmente, precise e puntuali, così come sono avvenute, anche nel testo scritto. A tratti divertente, a tratti commovente, di sicuro veritiero perché basato solo su fatti realmente accaduti e narrati nelle cronache del tempo, il volumetto di Riccardo Tordoni ci conduce per mano in meandri che forse nemmeno conosciamo della nostra interiorità. Un ultimo particolare, di sicuro molto curioso: nella parte finale i ringraziamenti occupano quattordici pagine.



 

 

 

 
 
 
 

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