Frank Sinatra ha il raffreddore

Frank Sinatra ha il raffreddore
New York è una città fatta di cose che passano inosservate. I gatti dormono sotto le automobili parcheggiate, due armadilli in pietra si arrampicano silenziosi sulle mura esterne della cattedrale di San Patrizio, milioni di persone – quasi come fossero formiche – guardano lo skyline della città dalla parte superiore dell’Empire State Building. New York è il paradiso degli eccentrici, il luogo dove possono trovare ospitalità i diversi, dove ci sono centinaia di venditori di caldarroste e oltre seicento monumenti. New York è una città che ti pulsa nelle vene. È senza tempo… Frank Sinatra è in piedi in un angolo buio del bar. In una mano un bicchiere di bourbon e nell’altra una sigaretta. È cupo e silenzioso. Sta quasi per compiere cinquant’anni, è innervosito dal suo ultimo film girato – che un tempo gli piaceva e che ora non sopporta più – schiva le domande a proposito della sua relazione con la ventenne Mia Farrow. “The Voice” ha il raffreddore ed è come “un Picasso senza colori, come una Ferrari senza benzina”… Fidel Castro incontra a l’Avana Muhammad Ali, il più grande campione di box che il mondo conosca, l’uomo che si è opposto alla guerra in Vietnam e che, dopo aver abbracciato la fede islamica, ha cambiato il suo nome. Due icone l’una di fronte all’altra a chiacchierare….
Che hanno in comune la città di New York, Frank Sinatra, Fidel Castro e Muhammad Ali? Hanno avuto il privilegio di essere stati raccontati, assieme ad altri personaggi famosi – si pensi, solo per citarne un paio, a Peter O’Toole e Joe Di Maggio – e gente comune – portieri degli alberghi, pescatori, sarti siciliani – da Gay Talese. Frank Sinatra ha il raffreddore è una collettanea dei racconti e degli articoli più noti e interessanti del reporter americano, colui che è il padre, secondo Tom Wolfe, del New Journalism. Gay Talese ha scritto sul New York Times, su Esquire, è riuscito a raccontare l’America degli anni Cinquanta e Sessanta come pochi altri scrittori e giornalisti sono stati in gradi di fare. Leggendo i pezzi si viene catapultati negli anni d’oro del sogno americano. Si respira l’odore dei sigari fumati passeggiando in piena notte, dell’asfalto della Grande Mela, dei sogni rivoluzionari cubani. Ma ci si imbatte anche nella vita quotidiana della gente comune, nella routine di chiunque, nella Sicilia dei ricordi di Talese stesso. Il modo di fare giornalismo dello scrittore americano si basa a suo dire sull’ “arte del praticare” e sulla curiosità. Esiste un discrimine netto tra l’avvicinarsi alla vita in modo curioso ed essere indiscreti gettando fango sui personaggi famosi. “Non ho mai scritto di nessuno per cui non nutrissi un minimo rispetto, e questo rispetto è evidente nello sforzo che esprimo nella scrittura e nell’impegno per cercare di comprendere ed esprimere i punti di vista dei soggetti della storia e delle forze sociali e storiche che hanno contribuito a formare il loro carattere, o la loro mancanza di carattere” scrive Gay Talese a proposito del suo modo di fare letteratura e di guardare il mondo. Una lettura indispensabile. Che state aspettando?

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER