Frankenstein

Frankenstein

Tra i perenni ghiacci del nord, l’equipaggio della nave capitanata dal comandante Robert Walton avvista una slitta sulla quale si muove un uomo gigantesco. Subito dopo, ecco arrivarne un altro, sopra una slitta su un frammento di ghiaccio galleggiante, stremato. L’uomo viene condotto a bordo e accudito. Quando recupera forze e lucidità, comincia a narrare la sua avventura a Walton, così curioso e così attratto dal suo nuovo amico. L’uomo si chiama Victor Frankenstein, e ha un segreto terribile nel cuore. Tra le montagne di ghiaccio, Victor inseguiva il Demone in cui aveva concentrato anni fervidi di studi, ambizioni, delusioni e deliri. Nei lontani tempi universitari di Ingolstadt, Frankenstein aveva costruito un essere dotato di vita, ma la vista di quel volto – “la pelle giallastra /i capelli fluenti/ i denti bianco-perlaceo in contrasto con gli occhi acquosi bianco-grigi/ l’avvizzita carnagione e le labbra nere dal taglio diritto” - gli aveva consegnato un’opera maledetta: il passo oltre il confine, il fuoco rubato agli Dei. La Creatura comincia a muoversi da sola, dopo la fuga del Creatore: vaga per il mondo e conosce le prime luci, le prime sensazioni, la bellezza. Ma gli uomini che incontra corromperanno le sue buone intenzioni, e la ricerca di benevolenza si trasformerà nell'angoscioso obiettivo della vendetta. La Creatura diviene Demone, e perseguita Victor attraverso l’Europa, trasformandosi nella sua ombra. E la mano assassina si poserà gelida sui corpi delle persone amate. Nei ghiacci del nord, infernali come “il fuoco eterno nel quale è rimasto intrappolato l’arcangelo che ambiva all’onnipotenza”, Victor e la Creatura/Demone portano la loro sfida all’estrema conclusione…

Nel 1816, sulle rive del Lago di Ginevra, Mary Shelley partecipò a una sfida letteraria con i suoi cari amici, John Polidori e Lord Byron, e suo marito, Percy. Nacque così Frankenstein, o il moderno Prometeo in un’estate piovosa e piena di elettricità: “Questa storia fu iniziata nella stessa regione dove sono ambientate le scene principali, in compagnia di persone che non si può smettere di rimpiangere”, scrive Percy nella prefazione all'edizione del 1818. L’archetipo dell’orrore, l’infausto delirio di un uomo troppo ambizioso: il Demone è lo spettro con il quale l’umanità non ha mai smesso di confrontarsi. Nella Creatura si riflette il suo Creatore. Nella struggente pulsione di vita e di morte del Mostro c’è l’inquietudine profonda di un uomo circondato da bellezza e amore, che si ritrova impotente di fronte agli oscuri meandri di se stesso. L’identità sta uscendo dai cardini. L’Io si disgregherà, si farà cristallo multiforme. È come se Shelley avesse (pre)visto questo profondo mutamento dell’uomo a venire, e lo avesse raccontato nel volto artefatto,  spaventoso e profetico del Mostro.



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