Fratelli d’acqua

Nel paesaggio disegnato dai ripidi contorni della Serra Morena, umida e fertile campagna brasiliana, una casupola con le finestre grandi come porte custodisce il sonno della famiglia Malaquias. Un tuono lungo e violento scuote la notte e la tempesta rischiara a giorno l’abisso del cielo. Poi, un fulmine potente e impietoso  si abbatte sulla casa rurale: il cuore di Adolfo e Donana, i due capofamiglia, si ferma, per loro non c’è scampo, arsi nel loro letto dal calore della scarica elettrica che, miracolosamente, lascia illesi i tre bambini: Nico, nove anni e gli occhi azzurri come l’acqua, Antonio, il piccolino di sei anni e Julia, di quattro. Atteso il giorno, Nico porta in salvo i due fratelli fuori dalla casa e da lì vengono portati da Geraldo Passos, il proprietario della fazenda Rio Claro. Geraldo è un uomo duro e sinistro; una volta osservati i tre bambini ormai orfani, decide di separarli, di tenere a lavorare con sé il più grande e di spedire Antonio e Julia, all’orfanotrofio delle suore francesi nella città vicina, a sei ore di viaggio dalla Serra Morena: Nico, consolando Julia in lacrime, promette ai due fratelli che andrà a riprenderli e i tre torneranno ad essere una famiglia. I giorni passano, Nico lavora alle piantagioni di caffè del fazendeiros , ma Tizica, la vecchia governante di Geraldo si prende cura di lui con amore materno e non essendo concesso al ragazzo di mettere piede fuori dalla fazenda, è Tizica che va a trovare i suoi fratelli, informandone poi Nico. Il tempo passa e Julia deve lasciare l’ambiente protetto del collegio delle suore, per andare in una città lontana: Leila, una ricca matriarca araba, ha deciso di adottarla e di metterla al suo servizio. Rimasto solo, ma coccolato dalle attenzioni delle suore, Antonio comincia  a mostrare in modo evidente i segni della sua eredità genetica: è affetto da nanismo, ma la cosa non sembra turbarlo affatto, piuttosto si diverte a tuffarsi nei cassettoni delle suore, tra gli strati di mutandoni freschi di bucato, per assaporarne il profumo. Nico, intanto, è diventato un uomo, alla fazenda ha conosciuto Maria e i due decidono di sposarsi. Per il giovane, che non ha dimenticato la promessa fatta ai fratelli, è finalmente arrivato il momento di liberarsi della stretta di Geraldo e di riappropriarsi della casa dei  suoi genitori. Il matrimonio è l’occasione per riunire i Malaquias nella casa di famiglia. Felice di tornare con il fratello maggiore, Antonio lascia l’orfanotrofio per seguire Nico, con lui si sente al sicuro. Julia riceve la notizia delle nozze e decide di partire, di lasciare Leila per tornare alla Serra Morena, ma il suo è un viaggio lungo e pieno di imprevisti e la meta sembra allontanarsi sempre più…
Pubblicato nel 2010 con il titolo originale Os Malaquias, il romanzo è valso il Premio José Saramago 2011 alla talentuosa scrittrice brasiliana Andréa Del Fuego, alla sua prima prova editoriale. La breve saga familiare sorprende per la cifra colloquiale che connota il linguaggio: frasi brevi, dialoghi essenziali e contratti. Nessuna definizione spazio geografica che permetta al lettore di orientarsi.  Ma ad una lettura attenta, Del Fuego offre i frutti di un lavoro di ricerca nella tradizione linguistica brasiliana e nel realismo magico della narrativa latino-americana. “Un romanzo ruvido, poetico , originale”, così lo ha definito Nelida Piñon .

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