Fratello minore

Sono gli anni Novanta. Manca poco all’alba e il freddo si insinua tra gli edifici di Berlino est, riempiendone ogni spazio. Le vie sono deserte, il silenzio è denso e a puntellare i marciapiedi ci sono unicamente i lampioni quando un uomo, solo e solitario, prende a far strada nella semioscurità della città. È un quarantenne fallito, uno scrittore che nel corso della propria carriera non è stato capace di raggiungere la fama sperata, quella celebrità tanto desiderata, e che tutto ciò che riesce a pensare, a domandarsi, è se negli anni che ha ancora davanti – Pochi? Tanti? – sarà capace, in un certo qual modo, di porvi rimedio, di rifarsi. Oltre vent’anni dopo a solcare le stesse vie di Berlino c’è uno scrittore italiano che in Germania va molto spesso. Un autore che, intercettate per caso le tracce del vecchio narratore, uomo a lui sconosciuto, decide di voler provare a ricostruirne la storia, a seguirne le “molliche di pane” letterarie disseminate in giro per la città. Interrogando chi lo ha conosciuto, visitando i luoghi della sua vita, porgendogli domande in prima persona attraverso i testi che riesce a recuperare. E allora viene a conoscenza di una storia incredibile, di un’esistenza passata nell’ombra del mondo stesso dai tratti quasi epici. La fuga dal nazismo con i genitori ebrei, i fratelli artisti come lui, le vicende sentimentali e una letteratura dolcissima e sconosciuta…

Il piacere della pura narrazione è uno degli aspetti della letteratura che più mi sono cari e, allo stesso tempo, uno di quei caratteri che, ahimè, sembrerebbero sempre più difficile da rintracciare nella narrativa contemporanea. Fortuna, però, che c’è chi ancora ha voglia di raccontare storie. Storie che abbiano un livello introspettivo alto e che si pongano interrogativi profondi, che si facciano e che ci facciano domande sulla natura di determinate condizioni umane, certo, ma che riescano nel frattempo anche a intrattenere con narrazioni ben congegnate, intrecci ben delineati, personaggi magistralmente costruiti. Ed ecco, Fratello minore. Sorte, amori e pagine di Peter B. ha in sé ogni sfaccettatura di questi aspetti. È il ritorno alla narrativa di Stefano Zangrando, ed è un gran bel ritorno. Zangrando è scrittore, traduttore e insegnante. Molto attivo nell’ambito della promozione culturale del SudTirolo, collabora con diverse testate, tra cui “DoppioZero”, “Nazione Indiana”, “L’indice dei libri” e “Il manifesto”. Ha pubblicato con Keller Quando si vive e con Alpha Beta Amateurs. Insomma, sa il fatto suo, Zangrando, e leggendo questo suo ultimo, bellissimo romanzo non lo si può non notare. Una storia di solitudine che si mischia a vicende storiche enormi, intrigante e ben scritta, consta di tipi umani estremamente interessanti, ambientazioni palpabili e uno stile brillante. Un romanzo che si legge rapidamente, ma che velocemente non si può dimenticare.

 


 

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