Fratture

Fratture
Thomas e Elisa non hanno niente in comune, eppure si cercano. Vite diverse, città diverse, età diverse. Lei studentessa universitaria, lui brillante informatico trentenne. Niente pare li accomuni, eccetto il vuoto: una voragine interna che spinge entrambi a cercare il senso dell'esistenza. Thomas ha perso la memoria in un incidente d'auto dal quale è riemerso vivo ma deprivato,  in qualche modo, di quella che credeva essere la sua essenza. Ha ucciso tre persone, abitano ancora le sue notti intorbidate dagli incubi. Non ha colpe, non ha ricordi, neppure flebili tracce del suo passato: lo shock, sostengono i medici. Gli affetti gli si stringono intorno acuendo il suo senso di straniamento, non c'è empatia né calore verso quella famiglia di cui semplicemente nulla ricorda. Anche l'amore con la sua fidanzata, pure bellissima, è mera ginnastica che lo lascia svuotato. Elisa, invece, ha una famiglia che  incombe:  giudizi sottaciuti, pressioni sottese con cui scava insicurezze, istilla volontà di ribellione. La ragazza è sveglia, abbiente, figlia della borghesia illuminata  che non sciala ma campa serena, tuttavia è inquieta, egocentrica,   con un ego smisurato e funambolico che la condurrà dritta verso  una lavanda gastrica... ma il suicidio era meramente dimostrativo.  Restituita all'esistenza, si spende nella ricerca dell'anima, fotografando l'universo mondo, meglio se in decomposizione, cui cerca di carpirla. Con Thomas è intesa al primo squillo: lui  legge un numero di cellulare sul muro della toilette dove il  vortice dello sciacquone  ha appena risucchiato la sua sbornia, e lo compone, semplicemente... 
È l'inizio di una delirante intimità telefonica. Voci che si raccontano allo sfinimento, monologanti, in una forma volutamente non dialogica che rimanda a quella epistolare, o allo sfogo psichiatrico sul lettino dell'analista. Nella farcia di luoghi comuni che punteggiano i dialoghi, cogliamo qualche sprazzo esistenzialista vagamente lirico, non sufficiente ad emancipare i personaggi dagli stereotipi che incarnano rendendoli irresistibili e memorabili. La lettura non dispiace, grazie ad una scrittura piuttosto curata, che ripudia l'approssimazione, ma procede verso un finale ahimé prevedibile e non spiazzante. Consigliato a tutti quelli che si sono persi e vorrebbero ritrovarsi: non disperate, perfino un conato di vomito potrebbe indicarvi la strada.

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