Fuga

Fuga

Primi del ‘900. Josephine Josephs, sposata con il mitomane e criminale Harry Frost, sta pilotando il biplano Celere che il marito le ha comprato. Sotto di lei, a terra, suo marito e Marco Celere – il costruttore appunto della macchina volante – sono impegnati in una battuta di caccia. Tutto tranquillo, almeno fino a quando Harry non spara a Marco, ma ha la sensazione di averlo mancato. Eppure Marco si sta contorcendo sul ciglio di un dirupo. Frost esplode un altro colpo e Marco cade giù. Josephine ha visto tutto, e se parla Harry sarà di nuovo rinchiuso in un manicomio. Quindi Harry pensa bene di sparare le sue ultime cartucce contro il biplano e fa precipitare la moglie al suolo. Josephine però si salva, atterrando con fatica vicino alla fattoria dove abita assieme al marito, e fugge via. Passa qualche tempo. Isaac Bell e Joseph Van Dorn vengono ingaggiati da Preston Whiteway, organizzatore della Whiteway Cup, che prevede un percorso a tappe, coast to coast, da New York a San Francisco. Il motivo è semplice: Josephine Josephs è una concorrente – l’unica donna ed inoltre pupilla di Preston – della gara e va protetta dal marito, che la vuole eliminare...

Vittorio Spinazzola è uno dei maggiori critici letterari italiani, professore ordinario alla Statale di Milano. Voi direte: e che c’entra con Cussler? Nel suo saggio Le articolazioni del pubblico novecentesco Spinazzola distingue quattro livelli di letteratura e di pubblico che ad essa si rivolge. E Cussler appartiene decisamente al terzo, l’intrattenimento: “(…) È questo il dominio dei professionisti, bene addestrati nel maneggio della penna e predisposti alla cordialità colloquiale dalla loro attività di collaborazione a giornali e periodici, o meglio ancora a trasmissioni televisive”. Di certo Cussler è uno scrittore ben addestrato e con molta esperienza nel suo campo: sa maneggiare egregiamente sentimenti e situazioni, riesce a far provare al lettore quello che vuole. Ha un solo, enorme, irreparabile difetto: predilige la serialità all’originalità, la sicurezza alla sperimentazione. È uno scrittore consolidato, letto e riletto che ha trovato un modello che funziona e lo riproduce sempre, senza mai cambiarlo davvero. Fuga è il quarto romanzo scritto – assieme a Justin Scott – per la serie Le avventure di Isaac Bell, e questi difetti li denuncia tutti: a partire da una trama fiacca che si trascina stancamente, il cui finale è scritto e scontato fin dall’inizio. Un romanzo i cui colpi di scena non sorprendono minimamente ma che tuttavia scorre tranquillo, leggibile e godibile. I bei tempi del Recuperate il Titanic! sono ormai lontani.



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