Fuga dal Natale

Fuga dal Natale
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Blair, la ventitreenne figlia neolaureata di Luther e Nora, ha preso un’importante decisione proprio sotto le festività natalizie: partire verso il Perù e andare a lavorare come insegnante volontaria. I genitori dopo i lacrimosi saluti in aeroporto tornano a casa afflitti dall’idea di passare le feste da soli, almeno finché Luther ha un colpo di genio e riesce a persuadere Nora a un improbabile cambio di programma: saltare il Natale e partire in crociera. L’anno prima hanno speso oltre seimila dollari per regali, cibo e sciocchezze natalizie, da preciso fiscalista Luther ha tenuto i conti. Ora quei soldi verranno indirizzati in un viaggio di dieci giorni che li rimetterà in pace col mondo. Semplice, no? No. Gli scout fuori dalla porta restano delusi dal mancato acquisto dell’albero da addobbare. Colleghi e amichi sono perplessi nell’apprendere che non ci sarà la consueta festa della vigilia. La tipografia vede respinta la telefonata in cui ricorda le tempistiche di stampa per i biglietti d’auguri. Non sono più necessari. Il vicinato composto da ordinate abitazioni abbellite da graziosi giardini è pronto a sfoggiare le più scintillanti decorazioni per vincere la gara tra le strade meglio decorate. Sui tetti vengono faticosamente issati i Frosty, i finti pupazzi di neve alti più di due metri, gli orribili affari di plastica che Luther detesta. Tutte le case della via ne ostentano uno, tutte tranne la sua e i vicini cominciano a spettegolare…

Possibile che le feste natalizie siano ormai un mero vincolo sociale, fatto di riti confezionati, acquisti inutili e formalità sgradite? Da come John Grisham descrive il calvario emotivo della coppia protagonista del romanzo Fuga dal Natale pare proprio di sì. Il biasimo dei conoscenti li assale, chi li appoggia lo fa solo in privato, i vicini bisbigliano alle loro spalle, si mostrano invadenti e vogliono decorare la loro casa comunque, perché il Natale si “deve” festeggiare, loro “non possono” decidere di saltarlo. Ci sono delle precise regole sociali da seguire a cui nessuno può osare sottrarsi. Il racconto scorre brillante, con situazioni imbarazzanti alternate a momenti in cui è percepibile il fastidio verso il mondo che cerca di schiacciare la libertà personale. Decidere di non festeggiare una ricorrenza importante è motivo di scandalo. Va da sé che il contesto descritto è quello della provincia americana – ma comune al mondo intero – dove tutti si conoscono e la solidarietà sconfina facilmente dell’invadenza. Ipocrisia e perbenismo vengono segnalati con ironia, ma anche la paura di deludere i figli, la necessità di mentire e nascondere le esigenze personali. Nel 2004 Joe Roth ha realizzato un film ispirato al libro, interpretato da Tim Allen, Jamie Lee Curtis e Dan Aykroyd, che estremizza le situazioni più imbarazzanti del romanzo. Una storia molto lontana da quelle a cui Grisham ha abituato i suoi lettori, la sperimentazione di un genere diverso, del tutto legittima, all’interno della più vasta produzione dei legal thriller che lo hanno reso celebre.



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