Funzioni

Funzioni

A Perennea tutto è controllato dall’Agenzia: lavoro, attività produttive, soldi e felicità. Da qui nessuno può uscire e nessuno può entrare; tutte le informazioni a disposizione – sia interne che esterne – vengono filtrate; anche le case, lo stile di vita, le opportunità messe a disposizione sono decise dall’Agenzia che si basa sul tasso “di affidabilità”, per poter inserire tutti in uno dei suoi mille scompartimenti, tutti adatti a “vivere”. Anche Ivan è come tutti gli altri cittadini a Perennea: figlio di coloni, ha perso la sua “affidabilità” da due anni a causa de “l’incidente”; nonostante l’Agenzia lo abbia scagionato da qualsiasi responsabilità, Ivan ha perso il suo lavoro, la sua dignità e la sua fidanzata e ora è costretto a vivere incollato al telefono, aspettando una chiamata che lo ritenga idoneo per un lavoro. Non importa quale, basta che gli permetta di contribuire alle spese dei genitori, con i quali vive in un misero bilocale. E per questo, quando quella chiamata arriva non esita un attimo ad accettare: la sua matricola è stata selezionata come “candidato ideale per svolgere un compito di estrema delicatezza”. Il contratto prevede appena due settimane di lavoro al mese e un salario da 2000 euro; in cambio l’Agenzia provvederà a procurargli una casa e tutti i confort destinati alle fasce sociali più alte. Una proposta che Ivan di certo non rifiuta, anche dopo aver saputo quello che è chiamato a fare: aiutare “alcuni utenti” a porre fine alla loro vita…

In un futuro distopico non meglio identificato, è una moderna Milano a fare da sfondo al romanzo di Andrea Michelotti; descritta con tratti che richiamano la Londra orwelliana, da Perrenea (questo il nome) non si può né entrare e uscire. A governare è l’Agenzia che gestisce e scandisce inesorabilmente la vita di chi la abita. Il titolo rimanda all’utilità degli uomini a Perennea - ovvero meri esecutori - mentre il nome della città lascia intendere la condizione perenne degli abitanti di questa città. Tuttavia ciò che distingue Funzioni dal romanzo di George Orwell è la mancanza, nel primo, di una motivazione di cosa sia antecedente a quello che viene descritto nel libro. È una situazione data per scontata e irreversibile e anche quando si accenna ai gruppi di protesta che vogliono ribellarsi allo stato delle cose, non viene fornito nessun dettaglio su come sono organizzati, cosa vogliono fare, a che ceto sociale appartengono. A mancare – purtroppo - nel romanzo di Michellotti l’indagine, che invece ha reso un capolavoro il romanzo di George Orwell. Presenti tutte le tematiche contemporanee: la solitudine, la continua corsa all’acquisto, la tecnologia sempre più invadente e la mercificazione di qualunque cosa, anche delle emozioni. Un buon libro, con una buona scrittura in grado di trasmettere un senso di disagio nel lettore ma che, forse complice il finale che chiude la storia un po’ bruscamente, lascia un senso di insoddisfazione e di incompletezza. Tanti i riferimenti, da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury alla serie Netflix Maniac con Emma Stone e Jonah Hill.



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