Fuochi in lontananza

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Eamon Redmond se ne sta alla finestra a fissare il fiume, in attesa che sia tempo di entrare nell’aula di tribunale sul cui scranno siede da oltre venticinque anni. Gli piace la luce che tocca le acque scure del fiume dopo giorni e giorni di pioggia. Si attarda fino al momento di entrare e leggere la sentenza che gli è costata mesi di studio e ricerche, una sentenza che, man mano che la pronunzia lo convince sempre di più. C’è addirittura la possibilità che diventi un caposaldo della giurisprudenza perché se molte sentenze esistono sui diritti degli handicappati a ricevere cure, ben poche sono quelle che stabiliscono il diritto dello Stato a negarle o interromperle. È l’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie e, come tutti gli altri giorni. Eamon lascerà la Corte tra gli ultimi, uscirà in una Dublino semideserta per recarsi a casa dove Carmel lo aspetta con le valigie pronte e la notizia che la loro figlia Niamh è incinta, rifiuta di parlare del padre del bambino e ha tentato un aborto a Londra cambiando idea all’ultimo momento. Carmel quest’anno vuol portare con sé alcune piante perché la casa di Cush è troppo fredda e impersonale. Al loro arrivo la casa accoglie il giudice con l’immutabile, invincibile odore di umidità. È un odore che c’è sempre stato, sin da quando, bambino, abitava la casa per le vacanze insieme a suo padre. Un odore che lo aggredisce e lo accarezza mescolato ad un altro che da sempre sembra pervadere gli ambienti: quello delle donne che si sono alternate a prendersi cura di lui: quelle che venivano nelle sere in cui suo padre usciva per partecipare alle riunioni del suo partito, il Fianna Fail, oppure quelle che venivano di giorno a preparare i pasti e accendere il fuoco mentre suo padre era impegnato a scuola e lui aspettava che la fine delle lezioni seduto in fondo all’aula sin da piccolissimo. Le giornate sue e di Carmel a Cush sembrano essersi susseguite uguali anno dopo anno punteggiate da pochi eventi salienti: quest’anno si tratta della casa di suo cugino Mike spazzata giù dalla progressiva erosione della scogliera. Cush è un posto dove si parla, dove la gente si ferma per strada a chiedere notizie, dove sin da quando era piccolo tutti sanno tutto dei propri vicini, ed è proprio questo il motivo che gli fa rifuggire le uscite in paese nell’anno in cui ci torna dopo la morte di Carmel, non ce la farebbe ad affrontare le persone che chiedono notizie. Anche la casa è un luogo per lui intollerabile in cui trascorrere la notte e finisce per farsi un giaciglio in macchina. Tutto lì intorno sembra portare ricordi, quei ricordi che a lui sono sempre mancati, che si presentano alla mente in ordine sparso: le chiacchierate interminabili di suo padre e del prete chiusi in auto a fumare mentre lui giace sul sedile posteriore senza riuscire a fissare nella mente nessuno dei ricordi, la processione del Corpus Domini, il tentativo di suo padre si creare un Museo, i discorsi politici di Eamonn, operaio suo quasi omonimo, la gravidanza di Carmel, i frammenti di dialoghi tra loro, la morte di suo padre a cui non ha potuto assistere…

Il ricordo è il filo sottile che lega i “non eventi” che popolano in ordine sparso le tre linee temporali di Fuochi in lontananza, seconda prova narrativa di Colm Tóibín dopo il successo di Sud. Il faticoso rapporto con il ricordo e la memoria è ciò che lega Eamon alla vita, ma, sembra anche a tratti soffocarlo, impedirgli di vivere. Il letto in cui ha dormito per molti anni con la moglie, il caso giuridico che non ha abbandonato per andare al capezzale di suo padre assumono una consistenza quasi fisica, nella normale banalità dell’effimero quotidiano che costituisce la materia di cui sono fatti i capolavori di questo autore irlandese per il quale la critica ha usato termini di paragone come Joyce o Banville. I ricordi e la perdita (di un coniuge, di un genitore) sono una costante della sua poetica, una sorta di respiro sotterraneo e uniforme che pervade quasi tutti i suoi testi, ma Fuochi in lontananza ha il pregio di essere il punto di partenza, il romanzo in cui per la prima volta l’autore sviscera temi, suggestioni e archetipi che torneranno prepotenti e mai manierati in quasi tutti i suoi lavori successivi e che esploderanno in maniera potente e sincopata in opere come Nora Webster, Storia della notte, Madri e figli. La comunicazione – o, nella fattispecie, l’impossibilità di comunicare – è un altro dei temi che fanno un potente esordio in quest’opera: Eamon non riesce mai veramente ad avere alcuno scambio con le persone che lo circondano e non sembra mai farsene un cruccio fino al momento in cui realizza di avere perso la persona che faceva da intermediario tra lui e il mondo. Ha uno schermo mentale che gli impedisce di rendersi veramente partecipe delle vite che gli scorrono accanto ed è probabilmente una chiusura che gli ha trasmesso un padre che non ha mai saputo veramente parlargli o spiegargli, un uomo che ha organizzato la sua permanenza a Cush da solo, durante un’estate della sua infanzia, senza premurarsi di dargliene una ragione. Un padre, il suo, che non ha saputo eternare nel figlio le proprie passioni, i propri ricordi, gli ideali a cui ha dedicato la propria vita e che, come il figlio solo nel momento in cui un ictus lo lascia muto, realizza la propria incapacità a “parlare”. Il mondo di Eamon è fatto di pragmatica e prassi: prassi giuridiche e decisioni pragmatiche, come quella che gli fa emettere una sentenza che sancisce il dritto di una scuola ad espellere una ragazza incinta (e non il padre del bambino)… Nonostante la sua comunicazione con Carmel sia sempre avvenuta a livelli superficiali, sia stata poco più che uno scambio di notizie, il suo mondo entra in crisi il giorno in cui, di rientro da una passeggiata, realizza che non potrà mai più raccontarle nulla. Il giudice probabilmente non acquisisce mai la coscienza della propria assoluta incapacità di comunicare e della distanza dai propri figli, ma, questa come altre mancanze, sono evidenti sotto tracce del testo e si fanno ancora più visibili nelle ultime pagine, occupate dal rapporto del vecchio giudice col piccolo Michael e le sue paure. Un’opera, questa, tra le più belle della storia della Letteratura.

 


 

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