Fuorché l’onore

Fuorché l’onore

Un borgo ligure a metà strada fra la bellezza assoluta del mare anche sul finire di stagione e la povertà, con conseguente tristezza, che ammanta l’immediato entroterra. Un entroterra in cui aleggiano ancora gli echi di una lotta operaia cattiva e dura. In questo paesaggio si muove il vicequestore Melis, coadiuvato dall’agente Lambiase. Il loro compito di presenziare ad un congresso sarebbe finito, ma un raffreddore particolarmente tenace – forse dovuto a un ventilatore che fa le bizze – fa ritardare la partenza; ecco perché quando arrivano gli ospiti di un importante evento letterario che si terrà nel lussuoso hotel che ha ospitato il congresso e uno degli ospiti viene freddato da un colpo di pistola, Melis, presente in hotel al momento del delitto, è in qualche modo costretto a prendere in mano l’indagine. Una storia che sembra davvero complicata; il morto sembra non essere stato amato da nessuno, a parte le due mogli (ex e attuale), nemmeno dall’editore che pure dalla sua morte ha tanto da perdere. Melis però non si fa spaventare, e senza darlo a vedere scava, con tatto sarcasmo e ironia a seconda della necessità…

Un giallo classico nella costruzione, che per una volta non riporta alla mente nessun autore – almeno alla sottoscritta - quasi un delitto della porta chiusa per la modalità e la scena del crimine. Un mix perfettamente equilibrato di indizi (senza imbrogli), e analisi dei possibili moventi, opportunità e alibi. Tuzzi è bravissimo nel dare al romanzo un ritmo che non si può definire lento ma perlomeno pensoso, riuscendo comunque a raccontare un’indagine in cui non ci sono inseguimenti, sparatorie et similia. Un’analisi accurata dei caratteri, con descrizioni e parallelismi a volte anche buffi - la risata di un personaggio che ricorda quella di una giraffa è una trovata irresistibile – caratterizza il romanzo. Accurata, spietata e terribilmente veritiera è la descrizione dell’ambiente in cui è maturato il delitto, l’ambiente letterario in cui ogni mano può nascondere un coltello affilato pronto a colpire e dove ogni parola può diventare più mortale di un’arma. Un viaggio nei personaggi e nel loro vissuto, spesso tenuto accuratamente nascosto, a buona ragione, in un mondo in cui l’apparenza ha un valore decisamente superiore all’essenza.



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