Fuori dal buio

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Esra Merkes ha undici anni e un tatuaggio sul braccio che indica la sua appartenenza a Orlando Perel e alle “Pelli di serpente”. Loro la mantengono, si curano di lei e non esiste speranza di un futuro diverso. Ma Esra è una ragazzina forte e paziente, non saranno le botte a trattenerla. Anche se è stata comprata e portata lì dal suo paese in guerra e deve ripagare il debito, sa che un giorno sarà libera. L’amico Miran le resta accanto, la aiuta a sopportare il dolore. La regola è che uno va fuori a rubare e l’altro resta rinchiuso come garanzia, nella stanza sotto la casa. Stavolta Miran ha fallito, ma la punizione spetta a Esra. Per consolarla le racconta del sole e dell’aria che sa di pioggia. Le mette in bocca pezzi d’arancia per camuffare il sapore del sangue che le esce dalle labbra spaccate. Resistono da ottantaquattro giorni in quel buco e sperano di riuscire a scappare insieme, magari verrà anche Isa che ha solo sette anni e non sa fare nulla, a parte piagnucolare. Oltre a rubare, il loro lavoro, quello davvero importante, è avere cura delle numerose piante nei sotterranei: pulirle, tenerle umide, farle crescere. Da quell’ammasso di piante che chiamano La Giungla, Orlando ricava la droga che gli frutta un sacco di soldi. Ma Esra sa qualcosa che i padroni ignorano: “Non sanno che so aspettare”. E quell’attesa viene ripagata. Una distrazione e il fuoco fa il suo lavoro. Nella frenesia e nella rabbia che sta per esplodere occorre cogliere l’attimo, una manciata di secondi e la corsa comincia…

Quattro bambini riempiono le pagine del romanzo con la loro esistenza. Sopravvissuti al mercato degli schiavi e agli abusi trovano il modo di farsi coraggio, fuggire e lottare contro il male del mondo. Un mondo che schiaccia i bimbi e strappa loro i sogni, che fatica ad accogliere i piccoli rifugiati, quelli a cui le guerre portano via ogni cosa. Ciascuno dei protagonisti, ma possiamo anche definirli eroi per quello che affrontano, ha una qualità che lo rende indispensabile agli altri, un punto di forza che lo guida verso la conquista della libertà. Ciò che conta è non tradire le promesse fatte e restare leali in qualunque circostanza. Zana Fraillon racconta una storia durissima di innocenza violata, di un dolore che sporca le pagine e coinvolge gli adulti che non sempre fanno il loro lavoro: proteggere e insegnare. Genitori, poliziotti, infermiere, vagabondi entrano nel fragile mondo di Esra e dei suoi amici e lasciano il segno. Il filo conduttore in Fuori dal buio è la speranza. La speranza di una casa dove vivere insieme e lasciarsi alle spalle il marchio che il mostro ha impresso sulla loro pelle. La narrazione procede in prima persona e segue il punto di vista di ogni bambino, permettendo una maggiore immersione nella storia e una forte percezione di paure e desideri. La Fraillon ha uno stile moderno e scorrevole e sono molteplici i suoi riferimenti letterari per caratterizzazione dei personaggi e costruzione dei dialoghi, come lei stessa dichiara: Isabel Allende, Kate Atkinson, Frank McCourt e Loius de Bernieres, per citarne alcuni. In Italia è stato tradotto anche il romanzo Il bambino che narrava storie , sempre dedicato alla forza dimostrata dai piccoli prigionieri della follia umana. “Ci sono più persone in stato di schiavitù al giorno d’oggi che in qualunque altro periodo della storia umana”. Si parla di oltre quaranta milioni di schiavi, secondo le stime del Global Slavery Index prodotte nel 2018. Una cifra enorme dovuta alla grande richiesta da ogni parte del mondo e ai guadagni che frutta agli schiavisti. Certo un semplice libro non aiuterà a fermarla, ma a farci riflettere su ciò che abbiamo intorno sì.



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