Fuori non c’è nessuno

Fuori non c’è nessuno
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Piana Tirrenica è un paese sperduto nel cuore dell’Italia meridionale, in una regione non meglio specificata, un “eterno cantiere di ferro e cemento” che divora anno per anno la campagna che ha attorno. A Piana ci si finisce per lavorare nelle fabbriche, con la speranza di regalare ai propri figli una stabilità economica che permetta loro di andare via al più presto, di studiare e lavorare “su al Nord”. È qui che è nata e cresciuta Greta ed è a Piana che fa ritorno dopo tre anni di assenza. A chiamarla è stata la sua vecchia amica Enrica. Quando ha visto il suo nome apparire sul display del cellulare, Greta ha avuto la tentazione di non rispondere, di lasciare fuori Piana e tutti i suoi ricordi dalla sua vita presente. Invece ha premuto quel pulsante. Ha risposto alla chiamata. La voce, quasi un sussurro, di Enrica le ha detto che la sua migliore amica Michela non c’era più. Ed eccolo il passato che torna, un passato che è più vivido del presente. Greta non può e non sa dire addio alla sua Michela, al loro mondo, ai ricordi, ai sogni di due ragazzine che avrebbero voluto cambiare il mondo (o almeno la loro vita) e che poi hanno fatto scelte diverse di vita fino a che quel legame che le univa non sembrava essersi fatto quasi inesistente. Ma si rompono mai certi legami? O si resta legati indissolubilmente per tutta la vita nonostante tutto?

Fuori non c’è nessuno è un romanzo che racconta le periferie, l’infanzia e l’adolescenza di due ragazze il cui unico sogno è andare via dal loro paese di origine, cercare nuove traiettorie, nuovi percorsi. Claudia Bruno, giornalista ambientale e web editor, lo fa attraverso la voce di più protagonisti che, incontratisi dopo anni, sono costretti ad affrontare un dolore immenso: il funerale di una delle loro migliori amiche, Michela. Attraverso il punto di vista di Greta, di Nadia, di Enrica, di Katarzyna, di Lorenzo il lettore impara a conoscere la “grande assente” Michela: ne conosce i pensieri, le aspirazioni, ne riannoda i ricordi. Michela ha trascorso la sua vita a Piana Tirrenica: è stata felice? Ha amato qualcuno? Com’è vivere in un paese di “passaggio” dove ci si trasferisce solo per trovare lavoro nelle grandi industrie? Tra fabbriche e casermoni che distruggono la bellezza del paesaggio circostante, con il mare che si può vedere in lontananza (quasi a profetizzare un futuro migliore e più bello del presente), tutto sembra urlare indignazione e rabbia, frustrazione per il dover accettare una condizione di vita che non si confà alle proprie aspirazioni. C’è chi ha trovato il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle come Greta, chi invece è rimasto. Ci si abitua a tutto, ci si crea il proprio piccolo mondo, si riesce a trovare il bello anche in un panorama di devastazione industriale e di deserto culturale. Claudia Bruno ha talento e lo dimostra. Il suo lavoro non ha punti deboli, la sua prosa asciutta e diretta colpisce al cuore del lettore, descrive perfettamente una delle tante periferie della nostra penisola. E non cerca consolazione. La vita è quello che si costruisce, è la direzione che scegliamo, i progetti che tentiamo di realizzare impegnandoci, rinunciando a pezzi del nostro vecchio mondo e lanciandoci senza paura verso il futuro, ovunque ci condurrà.

 

 
 
 
 

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