Fuori stagione

Fuori stagione

Giorgia ha undici anni e alcuni problemi a scuola. Ilaria, sua madre, è stata convocata dalle insegnanti, che le hanno segnalato con preoccupazione quanto sta accadendo. Lei e il padre, Sergio, sono separati. Giorgia è nata quando loro erano molto giovani, figlia di un amore acerbo che poi non è decollato. Sergio è un trentenne fragile e sbalestrato. Ma Ilaria non transige, pensa sia bene che si impegni per sua figlia e provi a capirne di più di questa allarmante situazione. E così, Sergio e Giorgia si ritrovano assieme al mare, in un pomeriggio d’autunno. Entrano in un bel ristorante: Sergio pensa che due chiacchiere unite a un buon pranzo possano agevolare il dialogo. Ma Giorgia non ha voglia di mangiare. Guarda ostinatamente verso il mare che, nonostante la stagione non proprio adeguata, sembra chiamarla a un tuffo. E allora il padre decide di assecondarla. Più tardi, invece che un pranzo, potranno prendersi un bel gelato, e allora, con gli zuccheri in circolo, potrà capire per che diavolo sua figlia undicenne ha smesso di parlare ai suoi insegnanti, trincerandosi in un silenzio che pare una cortina di ferro. La guarda da lontano, da un pontile, incurante del fatto che il tempo stia per peggiorare e la marea per alzarsi. Ilaria, sua madre, terminò la loro relazione con un taglio netto. Sergio per molto tempo a seguire si ritrovò sotto casa sua, a passeggiare, guardare la finestra da lontano, senza però mai affrontarla direttamente. “Quando intercettava Ilaria, in macchina o a piedi, da sola o in compagnia di qualche amica, Sergio la spiava, al riparo di un’auto in sosta, ruminando pensieri su quanto lei era bella, elegante… e su quanta paura, quanta maledetta indomabile paura avrebbe avuto se in quel momento fosse stato insieme a lei, con la prospettiva di ritrovarsi in capo a qualche mese, con un figlio a cui provvedere”. Già, un figlio. Poi nella vita di Ilaria entrò Gregorio, figlio di una coppia di amici dei suoi. Uno di quelli che “chi l’avrebbe detto mai” e alla fine, invece. Ma Sergio, ora, è su quel pontile a aspettare che sua figlia esca dall’acqua. Le nubi si addensano e forse non è stata una buona idea un tuffo di questa stagione…

Avanti e indietro tra vite confuse. Ma schiacciare il nastro e riavvolgere purtroppo non è possibile. Si può ricordare, si può raccontare. Ma tornare indietro e evitare gli errori passati no, non si può. E il protagonista di Fuori stagione lo sa bene. Lo scrittore romano Federico Fascetti con quest’ultima opera ‒ pur incappando in un po’ di luoghi comuni ‒ ci vuol raccontare il senso di inadeguatezza di una generazione e la sensazione di essere sempre fuori dal tempo. L’incapacità di assumersi delle vere responsabilità, la consapevolezza che sia urgente farlo, perché altrimenti è troppo tardi. Perché i figli ti mettono davanti a delle responsabilità e allora anche un trentenne rimasto imprigionato nella sua gioventù non può permettersi di fuggire. Il contrasto tra i personaggi stride volutamente. Sergio, il padre, scombinato, creativo e irresponsabile. Gregorio, il padre “adottivo”, affidabile, granitico, poco incline alla fantasia in apparenza, ma capace di rivelare sul finale una sensibilità insperata. Ilaria, e la forza delle sue decisioni, scalfita e addolcita almeno in parte dalla consapevolezza della maternità – come quando, in ospedale, vive l’angoscia per la sua compagna di stanza Marika, il suo parto difficile e il bambino nato morto, Giorgio, da lì il nome di sua figlia. Pezzi di umanità in un personaggio che nella maggior parte della storia rimane un po’ sfocato, emergendo però con forza in alcuni punti e raccontando un intimità complessa. I livelli narrativi che si intersecano sono il tratto più interessante del romanzo mentre finisce per essere meno avvincente e banale nella sua “surrealtà” la vicenda del tuffo finito male. Bivi da imboccare, scelte da compiere, in un romanzo che scorre velocemente, senza troppe pretese.



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