G. - Vi racconto Gaber

G. - Vi racconto Gaber
Sandro Luporini cammina fianco ad un ragazzo lungo la riva del mare in una assolata giornata di fine aprile. Si chiama Lorenzo, è uno studente universitario che vuol scrivere una tesi sull’opera di Giorgio Gaber e il teatro canzone, ha telefonato qualche giorno prima e Sandro, nonostante la sua proverbiale riservatezza, non è riuscito a dire di no. Con questo escamotage inizia un lungo racconto appassionato e silenzioso, scritto in una prosa sentita e perfetta, immediata ed efficace, esatta e pungente. Assistiamo all’incontro tra Luporini e Gaber al Bar Procaccini di Milano, nel cuore degli anni Sessanta, li ascoltiamo mentre chiacchierano, si confrontano; spiamo due mondi - musicale e pittorico - venirsi incontro e aver voglia di camminare vicini. Sono gli anni di Non arrossire, Gaber è già conosciuto e frequenta la televisione: nasce la prima canzone Suono di corda spezzata, lato B del fortunatissimo singolo La Ballata del Cerutti. Inizia una collaborazione che continuerà per tutta la vita. Poi i tempi che cambiano, l’esigenza di partecipare al mutare degli eventi e la volontà di dire la propria. La ricerca di una nuova forma di espressione che riuscisse a trasmettere concetti, idee, sogni. La televisione che inizia ad andare stretta a Gaber, e la voglia di fare teatro. Ed ecco che a Viareggio dove abitava Luporini e dove Gaber trascorreva le estati, nasce il signor G con le sue riflessioni, i suoi dubbi, l’uomo borghese che avverte e segue il cambiamento, una forma di espressione che alternerà monologhi e canzoni codificando di fatto - ma senza pianificarlo a tavolino - un nuovo genere di rappresentazione: il Teatro Canzone. Formula che si rivelerà subito vincente e che farà registrare il tutto esaurito nei teatri dell’intero paese. Capitolo dopo capitolo, spettacolo dopo spettacolo conosciamo la genesi di ogni canzone, i ricordi e le riflessioni legate a questo o a quell’altro monologo, dal Signor G andiamo a Dialogo tra un impegnato e un non so passando da Far finta di essere sani ad Anche per oggi non si vola. Impariamo qualcosa in più su Libertà obbligatoria, su Polli d’allevamento, su Anni affollati attraverso Se io Fossi Gaber e Il Teatro canzone; un volo su E pensare che c’era il pensiero e su Un’idiozia conquistata a fatica per arrivare a La mia generazione ha perso e Io non mi sento italiano. Un percorso punteggiato da ricordi, aneddoti, storie che ci fanno sorridere e riflettere. Pagine scritte con forza e perfezione da chi per anni è stato amico oltre che autore di una delle voci più importanti della storia della nostra canzone e del nostro teatro… 
A dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber, Sandro Luporini rompe il silenzio dentro il quale proteggeva con un riserbo rispettoso pezzi di vita condivisi con un uomo straordinario che prima ancora che al suo pubblico manca tanto a lui. Ci consegna un racconto appassionato e appassionante che restituisce l’immagine di un artista, di un uomo, di un intellettuale profondo e divertente, sagace e acuto con il quale ha tratteggiato quarant’anni della nostra storia. Complice della nascita di questo libro il nipote di Sandro Luporini, Roberto, che ne firma la postfazione e che è riuscito settimana dopo settimana, cena dopo cena a farsi raccontare e a condividere i dubbi, le idee, i confronti e spesso anche le coincidenze che erano alla base della nascita di un monologo o di una canzone e che hanno contribuito a rendere unico il teatro canzone. Dieci anni dopo, Giorgio Gaber rinasce dalle parole dell’amico tornando in tutta la sua interezza forte delle loro idee, dei loro messaggi, dei loro avvertimenti e delle loro previsioni, mai più veritiere di adesso.

 

 

 

 
 
 
 
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