Gelide scene d'inverno

Gelide scene d'inverno
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Charles è stato lasciato da Laura ma è ancora innamorato di lei. Charles di solito vive da solo, ma in questo momento sta ospitando Susan, sua sorella di diciannove anni, e l'amica di sua sorella che parla poco. Charles ha invitato a cena Sam, il suo unico amico, che di mestiere vende giacche e a cui è morto da poco il cane di infarto. La cena viene interrotta da una telefonata: è la mamma di Charles, che è matta come un cavallo. Si è infilata di nuovo nella vasca da bagno convinta di stare per morire. Come al solito Pete, il suo secondo marito non c'è. Starà sicuramente con qualche zoccola rimorchiata in un bar...
“Sono tutti così patetici”, dice Sam. “Cosa sarà? E' solo la fine degli anni Sessanta?”. “Secondo J.D. È la fine del mondo”. E' un brano di Gelide scene d'inverno, uscito in America nel 1976: Nixon si è dimesso da poco e la guerra in Vietnam sta finendo in tragedia. Janis Joplin è morta da cinque anni e gli hippie sono finiti dietro una scrivania d'ufficio. E' la fine di un mondo? Quasi. Di sicuro lo è per Charles, non tanto perché rimpiange Woodstock (anzi), piuttosto perché all'epoca stava ancora con Laura. Il libro d'esordio di Ann Beattie (che Minimum Fax pubblica per la prima volta in Italia) racconta con abilità il passaggio dai rivoluzionari anni '60 ai più abbacchiati e reazionari anni '70. E lo fa solo attraverso i suoi personaggi, senza retorica: “Noi due non ci incoraggiamo mai uno con l'altro. Dovresti incoraggiarmi a fare qualcosa”, dice Sam. “E' il 1975, Sam. Ti incoraggio a provare la pizza coi peperoni verdi, come piace a me”. Nessuno, nemmeno il protagonista, splende per qualche dote in particolare. Tutti quanti ristagnano nella loro mediocrità. Nemmeno la trama è fatta di grandi eventi. Anzi, in tutto il romanzo (ben 414 pagine) non succede proprio niente. Eppure la scrittura della Beattie ti cattura lo stesso. La narrazione si svolge tutta in terza persona e al tempo presente. La prosa è asciutta, fatta di periodi brevissimi e di poche ma significanti descrizioni (non per niente l'autrice è considerata una delle massime esponenti del minimalismo americano, insieme a Raymond Carver). Il linguaggio usato è semplice e diretto. Il registro è colloquiale. Il narratore, pur restando vicino al punto di vista del protagonista, riesce a distaccarsene quel tanto che basta per trasformare il povero Charles in un personaggio comico e divertente. Il resto lo fanno i dialoghi rapidi ed esilaranti. A fare da colonna sonora c'è la musica, forse l'unica cosa che resta dei mitici anni '60.

Leggi l'intervista a Ann Beattie

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