Generations of love – Extensions

Generations of love – Extensions

Il paese da cui proviene, Lentate Trovanti, è famoso per tre motivi. Per il primo non servono spiegazioni. Basta avere qualche decennio sul groppone. E tornare indietro alle colazioni della propria infanzia. Alla tavola con la scodella di caffelatte e la confezione di biscotti accanto. Ricordare il nome di quei biscotti non costa alcuno sforzo: esatto, sono gli Oro Saiwa. All’epoca tutti hanno fatto colazione con quelli. Ora bisogna proseguire l’esercizio mnemonico, prendere in mano la confezione e ruotarla, come chiunque ha fatto nella quieta sonnolenza di quelle mattine quando gli è venuto l’istinto di girarsi fra le mani il pacchetto e soffermarsi a osservare l’anonimo edificio fotografato dall’alto (del resto non c’era altro, sul tavolo, con cui occupare il tempo): davanti agli occhi c’è, per l’appunto, l’immagine di un anonimo edificio. Una fabbrica. Lo stabilimento di Lentate Trovanti in cui si producono i biscotti Oro Saiwa. Una celebrità nazionale. Quella regionale, invece, si deve alle campane della chiesa, un caso da quotidiano locale. Il parroco del paese, infatti, non prende neppure in considerazione l’ipotesi che qualche concittadino possa disinteressarsi delle funzioni religiose, di cui pertanto avverte con tre vigorose scampanate ogni giorno sin dalle cinque e cinquanta del mattino, beccandosi un coro di insulti e bestemmie di tutto rispetto nonché una denuncia per inquinamento acustico. Causa caduta nel vuoto, ma quando la divina provvidenza manda il parroco in pensione torna la pace. Il terzo motivo di fama per Lentate è infine di natura entomologica: zanzare come le lentatesi nemmeno in Amazzonia. Lentate è un paese di campagna tra fabbriche, risaie, ettari di terreni e il Lambro, il fiume più inquinato d’Italia. Per un insetto buddista reincarnarsi in una zanzara lì è raggiungere il nirvana…

Lentate Trovanti è un nome inventato, mentre esiste Lentate sul Seveso, e la fabbrica dei primi biscotti confezionati della storia prodotti in Italia in realtà è a Capriata d’Orba, località Pedeggera, in provincia di Alessandria, dunque nemmeno in Lombardia. Della Lombardia invece è originario l’autore del libro, Matteo B. Bianchi, nativo di Locate di Triulzi, estrema propaggine sudorientale del milanese prima che cominci la provincia di Pavia: è un autore televisivo e teatrale, un creatore di fanzine, ha curato numerose antologie – su tutte il delizioso Dizionario affettivo della lingua italiana, in cui si chiedeva a vari personaggi della cultura di scrivere la voce del vocabolario della parola che amavano di più in assoluto, spiegando il perché - imperniate sulle più varie tematiche, ha scritto racconti e romanzi e nel 1999 ha dato alle stampe Generations of love. Di cui questa è la versione estesa, con l’aggiunta in particolare di un bellissimo capitolo, tributo a una emozionante stagione di amore, amicizia e giovinezza, sull’esperienza milanese con il fascinoso e dolce compagno di vita dell’epoca in una casa in subaffitto in zona centralissima ma “con l’inghippo”. Ovvero che in realtà la donna di cui il protagonista si è ingenuamente fidato era in realtà una vera e propria truffatrice. Per fortuna che in quel grande condominio lui e il suo uomo hanno anche trovato un portinaio straordinario e tanti amici. Il tempo è stato galantuomo con quest’opera ampliata che, da buon figlio di parrucchiera, l’autore non ha chiamato extended version bensì extensions, come le ciocche che si applicano in testa: ironica, divertente, allegra, spensierata, brillante, travolgente, gustosa, fresca, coloratissima, esilarante, pop nel senso più alto del termine, à la Warhol, profondissima, delicata, commovente, con lo straordinario pregio di essere talmente credibile che è difficile non considerarla la biografia propria o di qualcuno che si conosce, parla d’amore. Di quanto sia difficile eppure bello accettare e accettarsi, amare e farsi amare. Di quanti problemi inutili ci si fa certe volte a essere quello che si è. Di quanto sia importante non sentirsi sbagliati, e avere la forza di ribellarsi alla solitudine. Di questo, e molto altro ancora.



 

 

 

 
 
 
 

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