Giù nel cyberspazio

Giù nel cyberspazio
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Prossimo futuro. Turner è un mercenario al soldo della multinazionale Hosaka. Il suo compito è quello di convincere dirigenti o ricercatori di aziende concorrenti a passare nei libri-paga della Hosaka. Si tratta di un lavoro del quale il pubblico naturalmente ignora persino l’esistenza, e che Turner effettua sotto copertura, anche perché non privo di pericoli: infatti durante la sua ultima missione – a Nuova Dehli – un segugio di un’azienda rivale settato sui suoi feromoni lo ha localizzato e lo ha dilaniato con un’esplosione. Dopo un mese passato in una vasca di mantenimento in uno stato di sogno forzato mentre i chirurghi gli trapiantavano organi e arti clonati, Turner viene mandato in vacanza per un po’ in Messico. Qui passa le giornate a guardare il mare, ascoltare il vento e fare sesso con una certa Allison (naturalmente una psicologa al soldo dell’Hosaka che deve controllare la sua convalescenza), finché per lui non arriva il momento di rientrare in azione. Un suo inquietante superiore, il gelido Conroy, gli affida la missione di aiutare Chistopher Mitchell, inventore degli avveniristici biochip della Maas Biolabs, a sfuggire al controllo dei suoi attuali datori di lavoro e a passare dalla parte della Hosaka. Ma per far questo occorre organizzare un blitz militare in piena regola con la copertura informatica di un team di cowboy della consolle. Intanto a Bruxelles anche la gallerista Marly Krushkhova, caduta in disgrazia per una brutta storia di un quadro falso spacciato per vero dal suo fidanzato, riceve un incarico del tutto inaspettato: il multimegamiliardario e collezionista d’arte Josef Virek - un uomo affascinante ma terribile che vive da anni (da tanti, c’è chi dice sia virtualmente immortale) in una vasca di mantenimento collocata in un luogo segreto e dialoga col mondo con raffinatissimi software sensoriali - le chiede di rintracciare l’ignoto autore di alcune opere d’arte raffinatissime, delle scatole contenenti oggetti, ossa, ricordi. L’ultima tessera del mosaico è Bobby Newmark, un giovanissimo aspirante cowboy figlio di una patita delle telenovelas simstim che vive negli alienanti alveari dei Progetti e rimane quasi ucciso prima mentre cerca di entrare in un database, poi quando il suo condominio viene bombardato rendendolo orfano e senza casa e infine quando uno sconosciuto lo accoltella ripetutamente. Cosa c’era in quel database di tanto prezioso per darsi tanto da fare a far fuori un ragazzetto di periferie qualsiasi come lui? Per capirlo Bobby deve trovare il trafficante che gli ha passato il software rompi-ICE che Bobby ha usato per tentare di violare il database in questione…

William Gibson passa a definire con maggiore ricchezza, profondità e chiarezza il suo universo nel secondo romanzo della cosiddetta Trilogia dello Sprawl. I temi sono i soliti, i suoi, con l’aggiunta di una fascinazione sempre più marcata per la bionica e i cyborg, con inserti hardware nel corpo e software cerebrali che garantiscono questa o quella abilità. Nella sottotrama che vede protagonista Bobby fa capolino anche una dose inaspettata di misticismo con un cybersapzio abitato da presenze misteriose che si fa spazio anche magico e metafisico grazie anche alla simbologia del voodoo praticato dai cowboy della consolle. Interessante notare come anche a più di vent’anni dalla pubblicazione del romanzo, oggi che alcune delle realtà descritte da Gibson sono diventate obsolete e la parola “matrix” l’ha sentita in giro anche la mia anziana portinaia, la tensione narrativa e la capacità di stupire sia ancora intatta.



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