Giallo banana

Giallo banana

La Roma della nobiltà, delle feste e dei personaggi contesi dai reality e dai talk show può essere molto frustrante se si è come il principe Vittorio Maria Canton di Sant’Andrea, che nessuno invita alle feste e, quando capita, la gente che conta a malapena si ricorda il suo nome. Forse è per questo che, ogni mattina, Vittorio Maria elabora melodrammatiche scene di suicidio, bellamente ignorate dal suo fedele maggiordomo Gelasio, che in realtà si chiama Anatoli ed è una montagna di muscoli siberiani. A completare il quadro c’è zia Magda, vedova ex ricca, cinica e disincantata, con cui Vittorio Maria condivide il vecchio e decadente palazzo di famiglia. La noia di un’esistenza fatta di bloody mary, settimane enigmistiche e lunghe dormite pomeridiane, viene scossa dalla terribile morte della contessa Polly Castaldi Cestelli, già concorrente dell’Isola dei famosi. La donna viene trovata impiccata a una finestra della sua villa nel corso di una festa ispirata alla rivoluzione francese. Vittorio Maria è convinto che non si tratti di suicidio, come la famiglia vuol far credere, così decide di mettersi a scavare nel torbido della vita dei Castaldi Cestelli, per scoprire chi è stato a uccidere la povera Polly...

Giallo banana è un romanzo scritto a quattro mani da Giovanni di Giamberardino e Costanza Durante, i quali danno l’idea di essersi divertiti molto a imbastire l’indagine del principe investigatore: ma il vero limite del libro sta proprio in questo voler spingere l’acceleratore del divertimento. Si sente quasi lo sforzo che gli autori fanno per arrivare alla frase fulminante, al calembour, alla battuta. Un romanzo di 264 pagine, però, non è una sit-com di 45 minuti, e il risultato è che dopo un po’ la scrittura diventa prevedibile. L’eccessivo gusto parodistico per un certo “bel mondo” è l’altro punto debole del libro. I numerosi personaggi pubblici che affollano la storia, (l'esponente del centrodestra Daniela Palanche, il giornalista del blog gossip GoMarra Elio Marra, la soubrette ultracinquantenne e neo-mamma Carmela Musso) sono assolutamente riconoscibili e sovrapponibili ai “mostri” mediatici che vediamo tutti i giorni. Tali personaggi non hanno alcuna valenza emblematica o drammaturgica e finiscono per essere solo delle statuine presepiali che non tolgono né aggiungono nulla al grottesco dei modelli originali. Romanzo riuscito soltanto a metà, insomma, ma di certo avremo modo di seguire le prossime avventure del principe, perché Vittorio Maria Canton di Sant’Andrea ha tutta l’aria di diventare (l’ennesimo) investigatore seriale.



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