Gilgi, una di noi

Gilgi, una di noi
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Giselle Kron – ma tutti la chiamano Gilgi – è una giovane cittadina di Colonia, ai tempi della Repubblica di Weimar. Ama il rigore e l’autodisciplina, ama programmare e controllare la vita. Odia bighellonare. Lavora come dattilografa e segretaria, studia le lingue, traduce, si fabbrica i vestiti da sé, scrive e sogna di viaggiare. Ha una stanzetta in fitto, uno studiolo in cui si rifugia sola col suo grammofono e la sua amata macchina da scrivere. Gilgi ha davanti a sé un’intera esistenza fatta di obiettivi da realizzare e di vita elencata da spuntare, e dove c’è spazio solo per qualche relazione amicale: con Olga, o con Pit. Eppure, dal compimento del suo ventunesimo compleanno, quell’impalcatura ordinata che è la sua vita comincia pian piano a incrinarsi: “Tu non sei nostra figlia”, le sussurra, con una carezza, la signora Kron, dando finalmente concretezza a quel senso di estraneità con cui, da sempre, Gilgi convive. Sarà allora una vecchia sartina – col dito uncinato come la strega di Hansel e Gretel – in un quartiere poverissimo di Colonia, a raccontarle la verità su sua madre. Tuttavia, il disordine vero irrompe e stravolge, sul serio, la piccola Gilgi col suo inciampo in Martin Bruck. Sarà con lui che quella ragazza “avara di sé stessa” – come la definisce Olga –, scoprirà l’altra sua metà, quella in cui domina il suo essere donna e il suo essere amore, e le due parti combatteranno strenuamente in quel vero e proprio teatro bellico che sarà l’animo di Gilgi…

Martin è, infatti, il suo vero Carnevale: il bello e la festa che, da occasionali, si fanno quotidiani. E lei, Gilgi è da sempre una di noi, di noi donne… e nel leggerla leggiamo noi stesse. Con un’ineguagliabile profondità e lucidità, infatti, la Keun ci scaraventa nella testa e nel cuore di una donna che è tutte le donne: mediante un nitidissimo flusso di coscienza, noi siamo Gilgi fino a confonderci in lei, fino a insinuarci appena sotto la sua pelle, nelle sue (e nelle nostre) contraddizioni, in quelle “ore felici che sono care… e che bisogna pagare con la paura e un po’ di dolore”. La Keun descrive, con straordinaria coscienza, quella trasformazione della donna in persona che si compirà di lì a qualche anno, mostrando anche un’indiscutibile consapevolezza del proprio tempo (e già ricorre, nel testo, quel senso di colpa che ritroveremo, poi, in tanta letteratura tedesca) – in un tempo che era già terribilmente cruciale per la Germania, tutta chiusa in quel suo “amore importuno per la patria” – che, non a caso, alla Keun costerà la censura, anche in Italia. Tuttavia, il suo è un romanzo-donna: è una verità caparbia che, oggi, risorge più ostinata che mai. È, in fondo, un inno alle donne, al loro coraggio, nella certezza che: “a ognuno viene chiesto solo ciò che può dare…”.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER